La sfida di Zingaretti è un'Europa più giusta e attenta agli interessi dei popoli

Zingaretti ha riacceso gli interessi in un partito che sta all’opposizione costituendo una vera alternativa al governo

Zingaretti

Zingaretti

Giancarlo Governi 12 marzo 2019
Il Partito Democratico è la sola formazione politica che nella scelta dei leader, oltre agli iscritti, interpella anche i simpatizzanti. Io sono uno di quelli, non mi sono mai iscritto al Partito Democratico non sono mai entrato in uno dei suoi circoli per discutere di politica, ma non ho mai mancato un appuntamento ai gazebo. Già l’andare al gazebo è gratificante, perché ti metti in fila con tante persone che non conosci e anche tante che conosci ma di cui ignoravi il loro orientamento politico. Insomma, già il gazebo, in un’epoca in cui non si discute più, è una occasione di incontri e di scambio di idee, insomma un piccolo ma raro e prezioso momento di partecipazione.
Ricordo di aver votato, alle mie prime primarie, quelle dell’Ulivo, per Romano Prodi e fu un vero plebiscito. Poi votai per Veltroni, l’iniziatore dell’avventura del Partito Democratico, quindi per Bersani e poi, dopo il fallimento della sua politica in una campagna elettorale sbagliata in cui si parlava di “giaguari da smacchiare” a persone che avevano bisogno di sentirsi dire altre cose molto più concrete, votai per Renzi che rappresentava in quel momento il grande innovatore. Renzi, con la sua politica del fare, dette fastidio a molta gente, a cominciare da quelli che aveva battuto inesorabilmente nel suo stesso partito, e per eccesso di fiducia nelle sue possibilità cominciò ad agitarsi troppo fino al fallimento del referendum, una riforma sacrosanta, che gli elettori finirono per scambiare per un referendum contro l’odiato Renzi.
Ora, dopo la sonora sconfitta dell’anno scorso, finalmente, con un anno di ritardo, c’è stato un congresso e le fatidiche primarie, che, per l’eccessiva attesa si temeva che sarebbero andate deserte. E, invece, la prima sorpresa gradevole è stato l’afflusso ai gazebo e l’elezione con larghissima maggioranza di Nicola Zingaretti. Ora finalmente il Partito Democratico ha un governo, ha scelto un politico di lungo corso e di grande esperienza che si è subito fatto sentire nel dibattito politico che stava languendo. Zingaretti ha riacceso gli interessi in un partito che sta all’opposizione costituendo una vera alternativa a un governo nato da un “contratto” fra due nemici, fra due formazioni politiche che nella campagna elettorale all’insegna di chi la spara più grossa, si erano distinti oltre che per gli insulti reciproci, anche per i programmi contraddittori. Si ma come costituire una alternativa di governo in un mondo che ha perso tutti i riferimenti politici e ideologici, dove i mezzi di comunicazione istantanea sono finiti nelle mani di tutti per cui, tutti, anche i più sprovveduti, si sentono opinion leader, padroni di distruggere tutti i miti anche quelli più indiscutibili? Una cultura dove si insinua il germe del sospetto complottista e la tecnica del dietrologo è difficile imporre il ragionamento più elementare. Soprattutto una cultura riformista difficile da far digerire, storicamente, a una sinistra massimalista, quella del “vogliamo tutto e subito”, della contestazione globale, quella dell’ “io sono contro tutto e contro tutti”. Una cultura che ha finito per insinuarsi nelle stesse pieghe della sinistra di governo, ridando fiato a quelli che si sentivano spodestati dal potere che pensavo gli appartenesse per linea dinastica, e mi riferisco a D’Alema e ai suoi cloni.
E’ un po’ il destino a cui la Storia ha sempre condannato l’anima riformista della sinistra italiana, fin dall’epoca in cui si fece sedurre dalla rivoluzione bolscevica, quando cantavano “faremo come la Russia” mentre l’Italia finiva in bocca a Mussolini.
Ora le sirene comuniste non dovrebbero turbare più nessuno e quindi Zingaretti può dedicarsi a una vera rifondazione riformista, ribadendo la vocazione europeista della sinistra italiana per una Europa più giusta, attenta agli interessi dei popoli e meno delle banche. L’inserimento nel corpo europeo non può farci trascurare le urgenze nazionali, a cominciare dal risanamento del popolo dei migranti che vive per la maggior parte in condizioni subumane e addirittura in stato di schiavitù. E poi il risanamento del territorio devastato dai terremoti e dalle alluvioni senza trascurare la modernizzazione del Paese, dalle Alpi a Capo Passero in un grande programma di lavori pubblici che possa rilanciare l’economia e il lavoro. Queste cose Zingaretti le sa, fanno parte fondamentale del suo programma, ora deve portarle avanti con forza e coerenza se vuole riportare il Partito Democratico al governo.