Sulle Case Chiuse non ha torto solo Matteo Salvini, ma anche la sinistra

Senza nulla togliere al valore della legge Merlin, la sinistra italiana forse sulla prostituzione regolarizzata sbaglia approccio.

Sulle Case Chiuse non ha torto solo Matteo Salvini, ma anche la sinistra

Sulle Case Chiuse non ha torto solo Matteo Salvini, ma anche la sinistra

Giuseppe Cassarà 7 marzo 2019
Mettiamo subito in chiaro che Matteo Salvini con la sua proposta di riaprire le Case Chiuse ha torto. Vista anche la considerazione criminale che la Lega ha del corpo femminile (ben evidenziata dal volantino per la Festa della Donna della Lega di Crotone), su questo non possono esserci dubbi: l’approccio che la Lega e molti dei maggiori partiti di Destra hanno nei confronti della regolarizzazione della prostituzione non mira affatto a una maggiore sicurezza delle lavoratrici del sesso ma a un’opera di mercimonio sui corpi e, per dirla con Pia Covre, voce storica del Comitato per i diritti civili delle Prostitute, ha più l’aria di un’arma di “distrazione di massa”.
Che la Legge Merlin, che dal 1958 ha stabilito la chiusura delle Case di Tolleranza, sia stata giudicata dalla Consulta come conforme alla Costituzione è sacrosanto. La legge è stata infatti una pietra miliare della legislatura italiana per la battaglia contro lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, fenomeno che però non solo continua a esistere ma è pervicacemente inserito nel tessuto italiano e che abbandona le donne (e gli uomini) che vendono il proprio corpo in un limbo di assenza di sicurezza, fisica, sanitaria ed economica, che si unisce a una discriminazione sociale difficile da eliminare.
Quindi, senza nulla togliere al valore della legge Merlin, la sinistra italiana forse sulla prostituzione regolarizzata sbaglia approccio. Se il libro del 1955 ‘Lettere dalle Case Chiuse’ della giornalista Carla Voltolina e della stessa Lina Merlin ha evidenziato il fenomeno della prostituzione in tutto il suo squallore, mostrando come nonostante l’allora legge italiana prevedeva dei periodici controlli sanitari che venivano regolarmente evitati per non perdere la licenza, la situazione nel 2019, in Italia e nel mondo, è molto diversa e un’eventuale legge non può non tenerne conto.
La sinistra rifiuta infatti di considerare quello della prostituzione come un vero e proprio lavoro e come tale di riconoscere diritti e doveri dei cosiddetti ‘sex worker’. Nel 2015 è stata proprio Pia Covre, ex sex worker e ad oggi attivista per i diritti delle lavoratrici del sesso, a sostenere che la Legge Merlin “non ha solo abolito la prostituzione, ma l’ha relegata nell’illegalità. Il reato di favoreggiamento della prostituzione impedisce alle lavoratrici e ai lavoratori del sesso di lavorare al chiuso insieme, e anche di frequentare locali pubblici per cercare clienti, perché i gestori rischiano di perdere le licenze. Sono limiti che discriminano le persone che fanno questo lavoro”.
Riguardo poi al recente dibattito, l’Associazione Radicale Certi Diritti di Giulia Crive e Leonardo Monaco ha affermato: “Le politiche criminali, in quanto 'politiche', sono l'espressione di scelte e di precise volontà che devono maturare sulla base delle valutazioni sull'Italia del 2019 e non sul paese del '55 del secolo scorso”.
Ciò che crea un cortocircuito è l’equazione prostituzione=lavoro. La questione è oggettivamente controversa. Sarebbe folle affermare che per molte donne e uomini la prostituzione non sia un’ultima risorsa, dovuta a problemi sociali ed economici ed imbevuta da una considerazione patriarcale che la società ha del sesso. Ha molto ragione Laura Boldrini quando afferma, intervenendo nel dibattito, che “in Italia solo la metà delle donne lavora e lo Stato pensa a far cassa sui corpi delle donne”. Ma non tiene conto di una realtà che, volenti o nolenti, esiste.
La legge Merlin non vieta la prostituzione ‘volontaria’, ma ha contribuito alla creazione di uno stigma sociale che rende impossibile praticare la professione della lavoratrice o del lavoratore del sesso, lavoro che non si limita soltanto alla mera vendita del proprio corpo a un angolo di strada. Per esempio, è completamente ignorata una questione quantomai urgente come quella dei sex worker che lavorano esclusivamente con persone disabili.
Recentemente (29 gennaio), a tal proposito, l’assessore regionale alla Salute della Sicilia Ruggero Razza ha proposto all’attenzione della giunta una delibera volta all'avvio e all'implementazione di prevenzione socio-sanitaria, di monitoraggio e di accesso ai servizi sanitari in favore dei sex workers. Ma nel documento non si fa alcun riferimento alla disabilità, argomento considerato ancora come un tabù, spiega Max Ulivieri, 48enne toscano affetto da distrofia muscolare e creatore di Loveability, primo e unico sito in Italia in cui le persone disabili possono raccontare le loro esperienze e i loro desideri riguardanti il sesso. È esistito, nel 2014, un disegno di legge che introduceva la figura dell’operatore sessuale, progetto poi decaduto.
Al riconoscimento del sesso come lavoro corrisponde infatti un altrettanto importante riconoscimento del diritto a una vita sessuale, laddove questa non leda in alcun modo la libertà e la dignità altrui. Ma il sesso in Italia, anche dalla sinistra, è considerato ancora un tabù e il dibattito scatenato dalle parole di Salvini è permeato di tutta la superficialità con cui si affronta un argomento di cui ci si vergogna di discutere. Superficialità che è espressione di mentalità di stampo leghista, e non certo di sinistra. In altre parole, indignarsi per la proposta della riapertura delle Case Chiuse senza esplorare e approfondire il vasto e complesso mondo dei lavoratori del sesso significa fare il gioco di Matteo Salvini.
Per informarsi meglio, Internet è il luogo ideale. Riporto, per concludere, due esempi:
Il primo è una puntata del minidocumentario di Vice diretto dalla giornalista Irene Graziosi ‘La mia prima volta’: nell’episodio viene intervistata Eva, una sex worker italiana a Berlino (in Germania le prostitute sono riconosciute come lavoratrici dal 2011, con tanto di assicurazione e cassa malattia); il secondo è un libro, ‘Fiere di essere puttane’ dei due sex worker (una donna e un uomo) Thierry Schaffauser (24 anni) e Maitresse Nikita (47 anni), fondatori dell’associazione ‘Les Putes’ che in Francia rivendica il diritto dell’essere umano di essere considerato libero di gestire il proprio corpo senza stigma sociale.