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Nugnes (M5s): minacciati di espulsione per aver rispettato le regole

Le regole servono a garantire il diritto. Se una regola non piace la si può contestare, opporsi, fare anche dissidenza civile, se serve, oppure la si cambia. Ma le regole non si cambiano all'occorrenza come fossero camicette.

Paola Nugnes
Paola Nugnes

globalist

20 Febbraio 2019 - 13.15


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Paola Nugnes senatrice e dissidente del M5s, racconta sull’Huffington post cosa sta accandendo a lei e agli altri parlamentari critici con Di Maio all’indomani del voto salva Salvini sulla Diciotti.
“Le regole servono a garantire il diritto. Se una regola non piace la si può contestare, opporsi, fare anche dissidenza civile, se serve, oppure la si cambia. Ma le regole non si cambiano all’occorrenza come fossero camicette.

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Secondo quale regola dello statuto o secondo quale legge di rango superiore si minacciano espulsioni? Me lo chiedo dal decreto Salvini, da quando per aver presentato emendamenti in prima commissione fummo subitamente minacciati di espulsione dai “vertici”. ( lo staff)

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Che regola infrangemmo allora? Che colpa commettemmo ad avvertire l’assemblea 5 Stelle che quel decreto avrebbe avuto conseguenze gravi sui cittadini italiani prima ancora che sui richiedenti asilo e che la parte riguardante la sicurezza disegna uno stato di polizia che abbiamo sempre contestato a cominciare dal decreto Minniti – Orlando?

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Che “delitto” fu compiuto nel presentare PROPOSTE emendative per contribuire a “migliorare” per quanto possibile quel provvedimento con emendamenti? Che è esattamente il lavoro che siamo chiamati a fare in parlamento. Eppure ci fu scatenato l”inferno” addosso, giornalisti e tv ci aspettavano fuori la commissione e ci inseguivano per strada fino fuori le porte degli uffici, le nostre immagini furono sbattute in tv e sui giornali, commentate in studio senza possibilità di contraddittorio, senza che potessimo sapere neanche quando è dove.

Eppure avevamo provato a parlare, con tutti, dal gruppo al capogruppo, al capogruppo di commissione fino al capo politico e al PDC… inutilmente. Avevamo inviato le nostre osservazioni al governo, parlato con il sottosegretario… con tutti i porta borse… nulla.

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Ora il copione si ripete. Dopo aver provato a mezzo lettera raccomandata e riservata a far presente al capo politico e al Garante che questo voto, non previsto dallo statuto, avrebbe messo la rete in condizione di smentire se stessa visto che su questo punto si è già espressa nel voto di partecipazione alla stesura del PROGRAMMA, nostro unico candidato e nostro unico “vincolo di mandato”, lettera rimasta senza risposta…

Dopo aver dichiarato che a riguardo ci avvarremo dell’art 67 della Costituzione, la legge di massimo rango, e quindi preminente su tutte, e voteremo in coerenza con il programma, la prima votazione di rete e con la nostra libera valutazione, di nuovo i “vertici” ci minacciano di espulsione. (Fermo restante che il voto della rete non è vincolante neanche per il Regolamento del gruppo, art 2, comma 5 )

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Ora si pone un problema a mio avviso, sulle regole, sul rispetto delle regole, e sul rispetto delle leggi di rango superiore, ma non solo, è il momento di chiederci perché essere capo politico del gruppo politico e insieme premier, o vice premier, dell’esecutivo e ministro di dicasteri importanti, non va bene per Berlusconi e per Renzi ma va bene per noi”.

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