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Le tentazioni della Lega: "Se non cambia diremo di andare fuori dall'Europa"

il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi ha definito il progetto della Ue "fallimentare e tossico per l'Italia

Claudio Borghi
Claudio Borghi

globalist

15 Febbraio 2019 - 15.33


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Si avvicinano le Europee e i secessionisti gettano la maschera per portare avanti i loro progetti sovranità per la dissoluzione della Ue, e un’Europa tradizionalista, liberticida e circondata da fili spinati.
 “Penso che questa opportunità sia l’ultima. Se a seguito di queste elezioni ci saranno i soliti ‘mandarini’ guidati dalla Germania a guidare le politiche economiche, sociali e migratorie, a uso e consumo della Germania e a nostro danno, io dirò di uscirne. O riusciamo a cambiarla o dovremo uscirne”. Lo ha detto il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, a un dibattito della Cisl definendo il progetto della Ue “fallimentare e tossico per l’Italia”. “Se l’ambiente rimane tossico, io dirò andiamone fuori”.
“Bisogna metabolizzare il lutto e capire che il progetto dell’Unione Europea sia un progetto che per l’Italia è stato fallimentare e tossico. Dal 2000 a oggi l’Italia è cresciuta del 3 percento. Abbiamo perso due decenni e li abbiamo buttati, non c’e’ stato nessun progresso economico” ha detto Borghi, attaccando un’architettura europea che a suo dire ha privilegiato la Germania e penalizzato l’Italia, applicando regole uguali per tutti senza tener conto delle differenze nazionali.
“In questo bell’ambiente – ha aggiunto – che dovrebbe essere di solidarietà e fraternità abbiamo uno stato che è in vantaggio rispetto a noi, che ha meno disoccupazione, che è più ricco, che fa politiche espansionistiche e mercantiliste, che si finanzia a un tasso del 3 percento inferiore a noi. Che cosa dobbiamo fare, facciamo la gara contro Bolt con le gambe annodate?”
“Confido di avere la possibilità a questa tornata elettorale di poter essere tra quelli che guidano il cambiamento” per fare diventare la Ue un “ambiente non tossico”, ad esempio “abolendo il pareggio di bilancio in costituzione e sostituendolo con ‘disoccupazione zero’ e facendolo diventare un obiettivo dell’Europa”. “Invece di essere contributori netti diventeremmo ricettori netti perché la Germania dovrebbe pagare per mettere su politiche del lavoro in Paesi in cui c’e’ disoccupazione, in certi casi causata anche dalle sue politiche e dal suo modo predatorio di condurre il commercio internazionale”.
Se la Ue “invece di chiudere gli occhi sull’enorme surplus commerciale della Germania, che è fuori da tutte le regole, lo facesse rispettare, magari l’ambiente sarebbe meno tossico. Se la Ue invece di dire all’Italia di fare zero deficit valutasse quale è il paese più in recessione e consentisse a quello di fare più deficit, sarebbe un ambiente meno tossico”.
In questo ambiente “non ci sarebbe lo spread perché ci sarebbe un cambiamento della mission della Bce in modo tale che diventi prestatore di ultima istanza, invece di utilizzare il mercato per bastonare gli Stati”. “Adesso non possiamo più giocare” ha concluso Borghi, secondo cui “la possibilità di cambiare va data”.

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