Il Pd deve trovare il coraggio che dimostrò la Dc nel 1995

Ossia, quando estromise Buttiglione. Bisogna fare la stessa cosa con Matteo Renzi, perché se Renzi non se ne va, la sinistra non va da nessuna parte

Matteo Renzi

Matteo Renzi

David Grieco 11 febbraio 2019

Oggi, forse persino i più duri di comprendonio dovrebbero aver capito che Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno fatto tutto quello che hanno fatto per resuscitare Silvio Berlusconi dopo che l'ex Cavaliere era stato accompagnato fuori dal governo e gli erano rimasti soltanto i ricatti delle Olgettine e le aule di tribunale.


Grillo e Renzi ci sono riusciti. Bravi. Peccato che il resuscitato Berlusconi ormai è una mummia. E il suo sarcofago è pieno di vermi fascisti, che minacciano di farci uscire dall'Europa e di instaurare un'autarchia ancor peggiore di quella mussoliniana. 


Per fortuna, l'Europa sembra solida quanto il Pianeta Terra, che se ne infischia dell'inquinamento e sta ammazzando noi stupidi terresti a colpi di terremoti e di tsunami. L'Unione Europea, dal canto suo, sta disegnando un ampio fronte europeista che supererà il 70% e probabilmente, all'occorrenza, saprà disfarsi della pericolosissima Italia al momento giusto.


Saremo noi, soltanto noi italiani, a finire nel burrone.


Domenica 3 marzo verrà eletto il nuovo segretario del Pd. Nel frattempo, un'ampia coalizione di centrosinistra ha triplicato i voti in Abruzzo nascondendo il simbolo del Pd e a breve raggruppamenti simili saranno in pista nelle altre imminenti competizioni elettorali in Sardegna, in Basilicata e altrove.


Serve altro per capire qual è la strada da percorrere? Direi di no.


Ma il problema resta. E va risolto. Il problema si chiama Matteo Renzi. Renzi se ne deve andare. Se Renzi non se ne va, la sinistra non va da nessuna parte. L'ho scritto non so più quante volte su questo giornale negli ultimi due anni, in tutti i modi possibili e immaginabili. Questa è l'ultima volta. Ora non va più detto e non va più scritto. Ora va fatto.


Basta prendere esempio, nonostante il paradosso, dalla Democrazia Cristiana. Perché ci sono democristiani e democristiani. Ed è soprattutto dai vecchi democristiani che si può imparare come sbarazzarsi dei democristiani 2.0 tipo Matteo Renzi.


Il primo luglio del 1995, la Democrazia Cristiana devastata da Tangentopoli e ribattezzata Partito Popolare trovò il coraggio di sbarazzarsi senza se e senza ma della sua serpe in seno, Rocco Buttiglione, presupposto fondamentale per la vittoria dell'Ulivo di Romano Prodi qualche mese dopo, nella primavera del 1996. 


A quasi un quarto di secolo di distanza, dovremmo inchinarci di fronte al coraggio e alla lucidità politica dimostrata allora da Rosy Bindi, Franco Marini, Gerardo Bianco e Sergio Mattarella. Coraggio e lucidità politica che tutti gli ex Pci troppo spesso non hanno avuto. Perdonate un improvviso, piccolo inciso: ho cercato su Internet il nome di battesimo di Marini perché non lo ricordavo al momento. Ho scoperto che Franco Marini praticamente non esiste più. Su Internet c'è solo Valeria Marini. Siamo messi così.


Torniamo al primo luglio del 1995. 


Quell'Ulivo sbaragliò Berlusconi e vinse le elezioni. Quell'Ulivo, con il duo Prodi-Veltroni, diede vita al miglior governo italiano del dopoguerra. Quel governo ci fece entrare in Europa per il rotto della cuffia ma venne poi abbattuto dal "fuoco amico" della Rifondazione di Fausto Bertinotti. A proposito: un amico mi segnala che Potere al Popolo ha fortemente criticato la straordinaria manifestazione dei sindacati a San Giovanni. Vorrei tanto sapere, per l'ennesima volta, se questi "compagni" sono idioti in proprio o li paga qualcuno.


So già che qualche lettore, e tanti avversari, mi definiranno "cattocomunista". 


Sono ateo, ma accetto la definizione senza ribellarmi. Perché in questo paese, come sosteneva Enrico Berlinguer, ci sono solo due culture degne di essere definite tali, la cultura cattolica e la cultura comunista. Fuori da queste due culture, in questo momento si vedono soltanto egoismo, cinismo, avidità, ignoranza, razzismo, omofobia, prepotenza maschile, e onnipresente viltà. Tutti sinonimi di fascismo.


I giovani, la cosiddetta generazione digitale, hanno bisogno d'altro. Purtroppo dovranno aspettare. Li stiamo ancora tenendo imprigionati nel Ventesimo Secolo. Dobbiamo uscirne al più presto e dobbiamo portarli fuori da questa palude. Ci vorrà tempo. Ma non c'è veramente più tempo da perdere.