In Italia di 'cittadinanza' c'è bisogno di una cosa sola: il lavoro

Con la manifestazione di ieri piazza San Giovanni si è aperto uno squarcio sul un mondo concreto di lavoratori delusi da un governo che non sta cambiando nulla

La manifestazione a San Lorenzo

La manifestazione a San Lorenzo

Chiara D'Ambros 10 febbraio 2019

Con la manifestazione di ieri si è chiusa una settimana di incidenti diplomatici, ormai ordinari atti di razzismo e intolleranza e di celebrazioni (show) governative per le iniziative promosse dalla manovra economica. Con la manifestazione di ieri piazza San Giovanni si è aperto uno squarcio sul un mondo concreto di lavoratori delusi da un governo che non sta cambiando nulla “se non in peggio” come molti hanno detto oggi in corteo.


La questione fondamentarle emersa in modo corale da tutti i gruppi presenti, del nord e del sud Italia è che la dignità si può avere solo con il lavoro non con formule assistenziali.


Le testimonianze raccolte dalla piazza trasudavano “Precarietà” di lavoro, di vita.


Ascoltando i racconti dei vari tipi di contratti cui sono soggetti, in settori diversi, di tanti lavoratori si deve fare appello alla fantasia per comprenderli. Un esempio su tutti i lavoratori ausiliari della scuola che sono “i part time ciclici assunti a tempo indeterminato”. Persone che sono assunte a tempo indeterminato ma che vengono chiamate a lavorare dai 3 ai 10 mesi l’anno e che non hanno nessuna tutela: malattia, ferie e per i quali non è previsto il TFR.


Storie di lavoro che parlano di vite sospese, di un corpo sociale frammentato in cui la possibilità di pensare a un progetto di vita individuale e collettiva appare assai difficile se non impossibile.


Presenza ricorrente nelle voci della piazza: la minaccia di una catastrofica assenza di un domani da parte di chi affronta l’oggi in luoghi di lavoro sempre più ostili sia dal punto di vista contrattuale per mancanza di diritti, di salari adeguati, straordinari non pagati, sia per le problematiche logistiche legate a sedi pericolanti, mancanza di strumenti per poter svolgere le proprie mansioni, soprattutto nella pubblica amministrazione.


In piazza ieri c’erano gli invisibili per questo governo che si è preoccupato del reddito di cittadinanza più che degli investimenti per il lavoro, che ha promosso quota 100 da una parte, ma ha trascurato i pensionati attuali che anche con pensioni da fame pagano le tasse senza che ci sia una seria rivalutazione della propria pensione rispetto al costo della vita, non di pochi euro come è stato previsto nella manovra.


Non c’erano tutti i migranti economici italiani, per lo più giovani, molti altamente formati, costretti ad andare all’estero perché qui il lavoro manca. Questa è la vera emergenza emigrazione dell’Italia di oggi.


C’erano le Partite Iva anche questa senza tutele, privi di garanzie di continuità lavorativa, senza malattia, per le donne nessuna maternità. Soggetti che forse, secondo questo governo, dovrebbero essere contenti e ringraziare per la flat tax. Ma lo spettro della precarietà è incombete anche su questa categoria, di cui spesso ci si trova a fare parte non per scelta ma per costrizione. Senza contare la frenata economica e/o la marea nera che questo provvedimento genera, in quanto chi entra nel regime della flat tax si guarderà bene dal fare nuovi investimenti – frenando il rilancio dell’economia tanto sbandierato – perché “non li posso scaricare”, o sarà tentato di farli “in nero” perché “tanto non li posso scaricare”.


Questa manovra dovrebbe portare “un anno bellissimo”, ma la piazza ieri ha mostrato poca fiducia e riconosce piuttosto il rischio che una coltre oscura si riversi sul mondo del lavoro peggiorando le condizioni già tragiche in cui versano milioni di Italiani che lavorano in campo sanitario, della scuola, dell’agricoltura, del turismo, nella metalmeccanica, in qualsiasi settore.


Il lavoro precario non è una novità eppure oggi la situazione sembra aver raggiunto un punto di gravità molto serio. Lavoratori e Sindacati rispondono con una coesione d’altri tempi, o forse senza precedenti. Chiedono un dialogo, l’apertura di un tavolo di confronto con il governo che, come ricorda il neo segretario della CGIL Maurizio Landini, non c’è mai stato.


La massiccia presenza dei lavoratori di tutta Italia in piazza ieri, evidenzia una presenza che difficilmente si può trascurare in uno Stato Democratico.


L’Italia scesa in piazza ieri esiste e desidera lavorare per sostenere la propria vita individuale, ma anche il Paese, di poter Lavorare con Dignità.