Grazie a Sergio Mattarella: presidente dell'Italia migliore

Un mite professore che difende la Costituzione, la resistenza al sopruso, la risposta civile al razzismo, il coraggio dei diversi.

Mattarella

Mattarella

Onofrio Dispenza 31 dicembre 2018

"E'una foto drammatica, come ogni tanto capita di scattare, per caso, per intuito. Dentro c'è tutto: la moglie, la figlia e il fratello Sergio chinato su Piersanti…". Letizia Battaglia, che con le sue foto in bianco e nero ha raccontato meglio di ogni altro le pagine più drammatiche e gli angoli più intensi della Sicilia, ricorda così la foto scattata quell'uggioso 6 gennaio del 1984, a Palermo, lungo uno dei marciapiedi del viale della Libertà. Letizia non capì subito cosa era accaduto, chi erano quegli "attori" entrati negli scatti della sua pellicola. Mafia, burattini e burattinai dell'Italia deviata avevano ucciso il presidente della Regione Siciliana più scomodo della storia dell'Isola, uomo strettamente legato all'idea di Paese e di democrazia di un altro uomo dal tragico destino, Aldo Moro. Piersanti, in qualche maniera discepolo e probabile naturale erede dello statista ucciso dalle BR e da tante altre mani.

Partiamo da quella foto per dire di Sergio Mattarella, ora Presidente della Repubblica, allora sconosciuto studioso di diritto. Ci sono eventi nella vita che cambiano gli uomini, e quel fratello raccolto senza vita, tirato senza vita fuori dall'auto mentre i killer fuggono, mentre Letizia Battaglia cominciava a rendersi conto di cosa era accaduto sotto il suo obiettivo; quel fratello senza vita, ammazzato per evitare che la politica cambiasse, e cambiasse le cose, quel fratello ucciso cambiò la vita di Sergio Mattarella.
Quel professore, già allora coi capelli bianchi, quel mattino dell'Epifania non avrebbe mai potuto pensare che un giorno sarebbe stato il Capo dello Stato di un Paese periodicamente strattonato nelle fondamenta, ripetutamente messo alla prova e nella capacità di resistere ai colpi di stiletto sovversivi. Quel professore, quel 6 gennaio dell'84 non sapeva che avrebbe dovuto, tanti anni dopo, essere imparziale, garbato ma fermo testimone di un Paese del quale si vorrebbero sovvertire i valori.

In queste ore, in questi giorni, in attesa di un messaggio di fine anno che si dovrà leggere con attenzione, tra le righe, ancora più valore dello stesso messaggio hanno le scelte fatte da Mattarella, alla vigilia, degli eroi quotidiani ai quali ha voluto anticipare il riconoscimento del Paese intero. Uomini e donne di resistenze quotidiane, in un Paese che dove qualcuno vorrebbe provare a farci leggere i valori come deviazioni, capovolgendo il concetto di bene e di male.

Più delle parole di fine anno, Mattarella ha voluto dire quel che probabilmente non dirà con scelte concrete e insieme simboliche, indicando e premiando esempi di vita che sono nella tradizione della "meglio Italia": la resistenza al sopruso, l'elogio e la testimonianza della cultura, la risposta civile e decisa al razzismo, il coraggio dei diversi.

Penso con un sorriso ai primi "ignoranti" giudizi su quel professore schivo inaspettatamente chiamato alla massima carica dello Stato, a primo garante della Costituzione. Consigliai di aspettare, di aspettarlo, di poterci contare nei momenti difficili e drammatici. E così è stato.