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Bramini denuncia: "ancora in credito con lo Stato e dimenticato dai grillini che mi usarono in campagna elettorale"

L'imprenditore, fallito a causa di 4 milioni di crediti vantati nei confronti dallo Stato e usato dal M5S in campagna elettorale, dopo la casa rischia di perdere anche l'azienda

Sergio Bramini e Luigi Di Maio
Sergio Bramini e Luigi Di Maio

globalist

21 Dicembre 2018 - 09.45


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“Per risolvere il mio caso ci vuole la volontà politica di intervenire e opporsi alla magistratura, Di Maio, con tutta la stima che ho per lui, forse non ne ha abbastanza”. Parola di Sergio Bramini, 71 anni, fallito a causa di 4 milioni di euro di crediti vantati verso lo Stato, e che ora dopo aver perso la casa, sta perdendo anche quel che resta dell’azienda.
Bramini è stato utilizzato come uomo simbolo delle battaglie M5S in campagna elettorale e Di Maio lo ha assunto come consulente al Mise. Eppure non riesce neanche a incontrare il vicepremier nonostante i loro uffici siano uno accanto all’altro. Così adesso ha deciso di scrivere al leader politico del M5S, all’altro vicepremier Matteo Salvini e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede chiedendo di essere “tutelato”.
“L’esproprio dell’azienda – ha raccontato Bramini in un’intervista al Giornale – doveva scattare nei giorni scorsi. Ma i miei avvocati sono riusciti a rinviare la procedura al 16 gennaio. Lì ho anche i mobili della casa da cui mi hanno buttato fuori, e c’è anche il mio cane. E’ assurdo che si applichi prima ancora che ci sia un’asta e una vendita. Quegli uffici sono vuoti”.
Perché si è arrivati a questo? “La risposta – ha detto Bramini – è semplice: non sono più un cittadino normale. Sono Sergio Bramini, quello che si è ribellato al sistema che strozza gli imprenditori. La magistratura si è accanita sul mio caso. Come sulla questione della casa. Ma ora basta, ho scritto una lettera per chiedere aiuto a Di Maio, Salvini e Bonafede”.
“Ho chiesto di tutelarmi – ha proseguito l’imprenditore – sulla mia abitazione è in corso un’ingiustizia. Grazie all’associazione Credito Italia avevo raccolto i soldi, oltre 370mila euro, per riprenderla. Le banche erano d’accordo, mancava solo il sì del curatore. Sembrava cosa fatta, visto che l’asta per la vendita era andata deserta. Solo un acquirente cinese aveva fatto un’offerta, ma venuto a conoscenza della situazione, aveva deciso di fare un passo indietro. Invece la casa gli è stata aggiudicata comunque e con una procedura palesemente irregolare. Per questo ora ho chiesto aiuto ora a Di Maio”.
“Il mio ufficio – ha detto ancora Bramini – è a venti metri dal suo ma non lo vedo mai. È sempre impegnato. L’ultima volta che l’ho visto è stato due mesi fa a margine di un convegno. Per risolvere il mio caso ci vuole la volontà politica di intervenire e opporsi alla magistratura, Di Maio, con tutta la stima che ho per lui, forse non ne ha abbastanza”.
Solo pochi giorni fa proprio Di Maio ha annunciato la cosiddetta legge Bramini, che impedisce pignoramenti delle case per gli imprenditori a credito con lo Stato.
“Sono contento che ci sia – ha affermato Bramini – ma è una goccia, un compromesso rispetto alla proposta che avevo fatto io e cioè di estendere la misura a tutti, imprenditori, commercianti, partite iva e famiglie in difficoltà, non solo ai creditori della Pa, che sono una minima parte”.
“Adesso – ha concluso Bramini – vivo in un appartamentino dove stiamo in sei, era quello che avevo preso in affitto per mia figlia. La mia vita è cambiata completamente, non siamo più benestanti, ma tutti insieme tiriamo avanti. Per questo ora mi spendo per gli altri. Perché non accada ciò che è successo a me. Ma se non mi danno una mano anche il mio ruolo perde di credibilità”.

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