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Corsa a sei per la leadership del Pd: rottura tra i renziani

In pista Zingaretti, Martina, Boccia, Giachetti, Corallo e Saladino. Scontro tra Renzi e gli ex fedelissimi che sosterranno Martina e caos primarie in Sicilia: il governatore del Lazio chiede l'annullamento

Corsa a sei per la leadership del Pd: rottura tra i renziani
Corsa a sei per la leadership del Pd: rottura tra i renziani

globalist

13 Dicembre 2018 - 08.57


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Sono sei i candidati al congresso del Pd che alla scadenza del termine per depositare le firme a loro sostegno si sono presentati nella sede del Nazareno. “Francesco Boccia, Dario Corallo, Roberto Giachetti, Maurizio Martina, Maria Saladino, Nicola Zingaretti: sono questi i candidati – si legge in un tweet del Pd – che hanno consegnato le firme e che, ultimate le operazioni della Commissione per il Congresso, si contenderanno la leadership del Pd”.
La corsa alla guida del partito ha segnato anche la rottura tra Matteo Renzi e quei renziani che hanno deciso di sostenere Martina, mentre l’ennesimo pasticcio dei Dem in Sicilia ha fatto scoppiare la prima polemica tra Zingaretti e Martina.
Il primo a presentarsi ieri nella sede nazionale del Pd per consegnare le 1.500 firme a sostegno della candidatura è stato Boccia, seguito da Saladino e nel pomeriggio da Zingaretti, Martina, Corallo e, a cinque minuti dalla scadenza dei termini, da Giachetti.
Quest’ultimo, che aveva lanciato solo 24 ore prima la candidatura con Anna Ascani, ha presentato metà delle firme in formato elettronico e nelle prossime ore dovrà produrle in formato cartaceo. Compito non facile perché devono provenire da almeno 5 regioni diverse. Adesso la Commissione congresso vaglierà la regolarità di tutta la documentazione e ufficializzerà le candidature.

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Al di là delle procedure nel Pd si registra un nuovo terremoto politico con protagonisti i renziani, anzi gli ex renziani. A dar voce al loro disappunto per le parole “irridenti e sprezzanti verso il Pd” usate martedì da Renzi a “Porta a Porta” è stato Antonello Giacomelli, vicinissimo allo stesso Renzi e a Luca Lotti.
“Considero legittimo – ha detto Giacomelli – che Renzi segua la sua visione politica, ma credo che potrebbe farlo anche rispettando le donne e gli uomini che non pensano affatto che il Pd sia finito, che ci credono e che comunque non intendono abbandonarlo”. Se nascerà la “cosa” di Renzi loro non lo seguiranno. Anzi Lorenzo Guerini ha incontrato Martina, siglando un accordo a sostegno della candidatura del segretario uscente.
Un’altra parte di renziani, guidati da Roberto Giachetti e Anna Ascani, non intendono seguirli presentando appunto la candidatura di Giachetti, mentre Teresa Bellanova ha annunciato che non sosterrà nessuno.
Nonostante tutti i candidati abbiamo dichiarato di mirare ad un congresso che “parli all’Italia” ed eviti “attacchi reciproci tra candidati”, è subito scoppiata una querelle tra l’area di Zingaretti e quella di Martina. A farla esplodere un nuovo pasticcio in Sicilia dove il 16 dovrebbero tenersi le primarie per eleggere il segretario regionale.
Dopo alcuni dissidi procedurali, che hanno fatto posticipare i congressi di circolo e provinciali a quello regionale, Teresa Piccione, sostenuta da AreaDem e dall’area di Zingaretti, ha ritirato la propria candidatura, in polemica con il segretario Fausto Raciti, renziano come l’altro candidato Davide Faraone. I dirigenti di AreaDem e vicini a Zingaretti hanno chiesto l’annullamento delle primarie, e Paola De Micheli ha attaccato per il caos siciliano Martina, la cui componente nell’isola sostiene Faraone.
Della corsa alla leadership del Pd e della posizione di Renzi è tornato a parlarne Martina. “Non ho mai avuto l’ossessione del 51% – ha detto il segretario uscente – non mi interessa. Mi interessa il profilo unitario, aperto e di prospettiva del mio partito. Guardo avanti, il Pd deve rinnovare la sua sfida democratica. Con Matteo Renzi abbiamo lavorato insieme, continuo a stimarlo, ma sono differente da lui. Da quanto non lo sento? Non mi sembra un tema. Io parlo delle mie proposte e del lavoro per il Pd, chiedo a tutti di dare una mano e anche rispetto per la comunità del Pd”.
“O cambiamo, voltiamo pagina – ha sottolineato invece Zingaretti – o non saremo più credibili per una alternativa di governo. Faccio un appello: venite tutti a discutere e ascoltare, anche a protestare se serve, e poi il tre marzo tutti ai gazebo perché può rinascere una speranza per l’Italia. Ce la metterò tutta, mi prenderò cura di questo partito. Aiutatemi a cambiare il Pd, a ricostruire una alternativa credibile. Non possiamo permettere che l’Italia sia governata da questo manipolo di incapaci che mette a rischio il Paese e gli italiani”.

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