Sarli pronta a lasciare il M5s: "se non cambia la legittima difesa vado a casa"

La deputata 5 stelle: "la paura è solo percepita, i dati non giustificano un cambio della legge". Poi attacca il decreto sicurezza: "sui migranti nel programma c'era tutt'altro"

Doriana Sarli

Doriana Sarli

globalist 5 dicembre 2018

Acque agitate in casa del M5S. La deputata Doriana Sarli minaccia di dimettersi e di tornare a casa se non cambierà la legge sulla legittima difesa, fortemente voluta dalla Lega e dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, che rischia di tarsformarci in un Paese in cui saremo tutti armati. Lo ha detto in un'intervista al Corriere della Sera nella quale ha fortemente criticato anche il decreto sicurezza sottolineando il disagio di molti parlamentari pentastellati.
"Se la legittima difesa non cambia - ha detto Sarli - me ne vado a casa. Spero che si potrà discutere. La paura è solo percepita, i dati non giustificano un cambio della legge. Le persone condannate per eccesso di legittima difesa sono pochissime: l'eccesso va mantenuto, altrimenti si legittima l'assassinio. Più ti armi e più succedono tragedie".
"Ho paura - ha aggiunto la deputata del M5s - della deriva culturale, rischia di portarci in un Paese in cui saremo tutti armati. Tutti sentiamo la necessità di non mettere ostacoli al governo. Ma se si va avanti senza migliorare la legge, allora mi dimetto. Non cambio gruppo, me ne vado proprio a casa. Ho fatto il veterinario per 30 anni, posso continuare a farlo".
Poi le critiche al decreto sicurezza. "Io ed altri - ha sottolineato Sarli - abbiamo solo ribadito la posizione del M5S sull'immigrazione, che è quella del programma. Nel decreto c'è tutt'altro. Fino all'ultimo sono stata tentata di votare contro. Poi per rispetto di chi ci ha lavorato, non ho votato".
"Sull'accoglienza - ha proseguito ancora Sarli - si è fatto il contrario di quello che si doveva fare: erano da affossare Cara e Cas, non la micro accoglienza degli Sprar. Ma non solo. In Italia gli immigrati non possono arrivare legalmente. Aiutare i migranti a casa loro, vuol dire aiutarli a procurarsi i documenti per viaggiare in modo legale".
"Capisco che quando sei fuori dalle istituzioni non ti rendi conto bene delle ricadute economiche. Ma io - ha concluso Sarli - resto no Tap e per chiudere l'Ilva. Queste decisioni non sono passate da noi, sono state prese direttamente da Palazzo Chigi".