Salvini, Di Maio, Renzi: generazione di fenomeni (berlusconiani)

Tutto quello che è accaduto e sta accadendo porta un nome che equivale a un intero programma: Silvio Berlusconi.

Salvini, Di Maio e Renzi

Salvini, Di Maio e Renzi

David Grieco 19 ottobre 2018
Mentre l'Italia appare letteralmente devastata da fenomeni borsistici e meteorologici, Luigi Di Maio va indietro tutta e dichiara: "Non faremo cadere il governo sulla manovra". Matteo Salvini si unisce a lui e afferma: "Risolveremo".
Nelle stesse ore, Matteo Renzi ricomincia con la Leopolda e vara un'edizione "oltre il PD", cercando di aggregare i fuoriusciti da Forza Italia e forse anche qualcuno che sta fuggendo dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle.
Era tutto già scritto.
Renzi ha distrutto il PD cercando di realizzare una "Democrazia Cristiana digitale", cioè una bestemmia storica prima che ancora che politica. Ha perso un'elezione dopo l'altra fino a dimezzare i voti del PD. Si è arroccato su un referendum costituzionale che ha spaccato in due il paese. Se Renzi avesse vinto quel referendum, provate a pensare che razza di potere si ritroverebbe oggi tra le mani il Governo della Demenza. Ma a Renzi il Governo della Demenza piace assai. Aveva detto fin dall'inizio che li avrebbe aspettati sul greto del fiume. E così, adesso Renzi mette in acqua la sua barchetta e rema controcorrente rispetto a un PD che non corrisponde più ai suoi interessi. 
Non lo lascia, però, il PD. Non sia mai che risorga senza di lui.
Dal canto loro, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno approfittato di questa situazione stravincendo le elezioni per inerzia. Si sono limitati a veicolare milioni di fake news peggiorative e campate in aria sull'operato di Renzi e hanno cavalcato senza scrupoli la rabbia e l'ignoranza degli italiani, leader in un Europa del cosiddetto "analfabetismo funzionale". 
Ecco come nasce il Governo della Demenza. 
Tutto quello che è accaduto e sta accadendo porta un nome che equivale a un intero programma: Silvio Berlusconi.
Salvini, Di Maio, Renzi (e mi fermo perché l'elenco sarebbe lunghissimo) sono tutti idealmente figli di Berlusconi e del disastro morale, culturale, antropologico che Berlusconi ha causato al paese con le sue TV e con i suoi governi. 
Berlusconi ci ha cambiati per sempre solleticando gli istinti più bassi degli italiani, rendendoli più rozzi, più vili e più opportunisti di quanto non lo siano mai stati, manomettendo testi scolastici per introdurre forme di riabilitazione del fascismo, dividendoci e imperando per poi lasciarci allo sbando nelle mani di una generazione da lui allevata con i suoi mezzi di distrazione di massa.
Salvini, Di Maio, Renzi e tanti altri sono cresciuti mangiando davanti alle TV di Berlusconi. Salvini e Renzi sono stati anche concorrenti in giochi a quiz delle TV di Berlusconi. Stiamo parlando di una generazione segregata e viziata, di scarsa cultura, senza arte né parte, presto consapevole del fatto che la principale virtù degli italiani, come Berlusconi, è la paraculaggine.
Questa generazione è tarata in questo modo soltanto in Italia. Negli altri paesi non sono così. E ora che questi replicanti berlusconiani consapevoli e inconsapevoli sono giunti alla ribalta del potere, si stenta a credere a ciò che sono capaci di fare. 
Naturalmente generalizzo. La maggior parte dei quarantenni italiani sono così, ma non tutti sono così.
Ne prendo uno a caso. 
Carlo Calenda, che passa per un simbolo dei Parioli pur non avendo mai abitato ai Parioli. Appena saputo del programma di Renzi alla Leopolda, Calenda ha dichiarato dal vivo in TV: "Sono furibondo. Ma vi sembra normale che Renzi presenti stasera alla Leopolda una contromanovra?! Ma non l'ha presentata Martina una settimana fa? Quella di Renzi è diversa da quella presentata da Martina? Ma che vuol dire? Stai dentro il PD o fai un'altra cosa?..."
È già qualcosa. Possiamo ripartire da qui? 
La strada è lunga, lunghissima, ma inevitabile. E anche la responsabilità è enorme. I nostri figli non sono più italiani, sono europei, ma hanno bisogno di un Stato italiano come si deve.
"Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni". Lo disse un signore che si chiamava Alcide De Gasperi.