La guerra di Salvini ai negozi etnici: "li faremo chiudere alle 21"

Ma non è una misura contro i negozi stranieri, sostiene il ministro. Stranamente però parla solo di quelli

Salvini

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globalist 11 ottobre 2018

Camicia bianca e ombrello in mano, Salvini è comparso oggi per una diretta Facebook di 25 minuti sul tetto del Viminale, per fare il punto sulla situazione e per lanciare un'offensiva contro i negozietti etnici: "sono un ritrovo di spacciatori, ubriaconi e casinisti, nel decreto sicurezza ci sarà un emendamento che ne fisserà la chiusura alle 21".


Per il Ministro infatti "in quei negozi  c'é gente che beve fino alle 3 del mattino, pisciano e cacano sulla porta di casa e questo non e' educato. Non e' - sottolinea - un'iniziativa conto i negozi stranieri, ma per limitare gli abusi di alcuni".


Il Ministro poi spazia sui temi a lui più cari:dalla sicurezza ("nessuna questura perdera' un solo poliziotto", garantisce) ai migranti ("l'anno prossimo taglieremo di un miliardo le spese per l'accoglienza di un esercito di finti profughi"), dalla manovra ("indietro non si torna, semmai acceleriamo") all'odiata legge Fornero ("un furto sia per i sessantenni che per i giovani").


Confesercenti però prende le distanze: "Non si puo' - spiega il segretario generale Mauro Bussoni - fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri. Chi ha un'attivita' commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, che siano esercizi gestiti da stranieri o da italiani". Piu' cauta Confcommercio: "il principio di voler contrastare l'invasione dei minimarket nei centri storici cittadini, fenomeno figlio delle liberalizzazioni, e' condivisibilissimo, ma va fatto con raziocinio", osserva Enrico Postacchini, membro della giunta. Dura la senatrice Monica Cirinna' (Pd): "i commercianti vengono quindi ora schedati in base all'etnia. Da quando Salvini ordinera' poi le stelle gialle sulle vetrine? Tutto cio' ha un nome: si chiama fascismo". Nello stesso decreto il titolare del Viminale puntera' poi a far pagare anche alle societa' di calcio le spese per le migliaia e migliaia di agenti impegnati per garantire l'ordine pubblico negli stadi. "Visto che i club pagano milioni di euro per acquistare giocatori - rileva - chiedere loro di versare una piccola quota dei loro incassi (il 5-10%) per la gestione dell'ordine pubblico mi sembra solo buonsenso". Su questo punto risponde al ministro il presidente del Torino, Urbano Cairo. "Vediamo la legge e poi valutiamo. Posso dire che i club gia' investono in sicurezza, e non poco, con gli steward". "Il Torino - precisa Cairo - incassa durante l'anno circa 5 milioni. Per la sicurezza paghiamo gli steward, sono costi di servizio che gia' vanno oltre quella soglia".