Il Foa-pensiero: dai gay al sovranismo le 'perle' del prossimo presidente Rai

L'autore di "Come si fabbrica informazione al servizio dei governi" da mesi tira la volata al governo. E soprattutto ne sposa molte delle teorie: il populismo, l'attacco all'euro, il trumpismo spinto

Marcello Foa

Marcello Foa

globalist 21 settembre 2018

Marcello Foa si confessava alcune settimane fa Corriere del Ticino, giornale di cui è al momento Amministratore Delegato. Ed è di per sé già una bizzarria visto che giocava tutto in casa, senza contraddittorio. Comunque il presidente candidato della Rai racconta gli ultimi giorni, prima della telefonata cruciale. "Tutto è avvenuto molto all' improvviso. Giovedì sera - aveva spiegato - sono stato contattato da Roma e mi è stata chiesta la disponibilità a ricoprire un incarico molto prestigioso in Rai, molto verisimilmente quello di presidente". "Non era ancora una proposta ufficiale - proseguiva l'attuale ad del gruppo Corriere del Ticino, incarico che ora lascerà - ma un sondaggio di disponibilità oltre a un attestato di stima nei miei confronti. Pensavo che la cosa avrebbe necessitato di tempo, come è prassi in questi casi, con colloqui e negoziati, invece venerdì mattina, per il mio stupore, mi è giunta una telefonata nella quale mi si comunicava che c'era consenso unanime sul mio nome e che sarei quindi stato proposto al Consiglio dei Ministri. Ho dovuto decidere sui due piedi. Sono onorato per come si è sviluppata la vicenda, ma anche colpito e un po' frastornato".

Sorpreso non doveva essere Foa, perché diciamo che si è messo abbondantemente in luce per piacere al governo Lega-M5s. L'autore de  Gli stregoni della notizia - Atto II Come si fabbrica informazione al servizio dei governi (titolo che da solo pone più di un interrogativo)  da anni tiene un blog su Il Giornale, suo ex quotidiano, in cui scrive di tutto e di più.


Andiamo a vedere qualche perla, senza "intenzioni chiaramente ingiuriose", perché Foa - pur essendo giornalista e sapendo quanto le querele equivalgano a bavagli - ha già annunciato che ne ricorrerà con frequenza. 


Basta pregiudizi: date fiducia al governo Lega-5 Stelle
Non lasciatevi terrorizzare dal pregiudizio che si diffonde su praticamente tutti i media. Oggi affido il mio commento, decisamente controcorrente, a un breve video commento. In due minuti vi dico: Lega e Movimento 5 Stelle stanno cercando di cambiare tutto e di ridare diamo fiducia al nuovo governo e giudichiamolo sui fatti. ‪


Gay e teorie gendere
So di andare controcorrente ma a mio giudizio vero scandalo non è che Trump elimini i bagni transgender nelle scuole ma che l’Amministrazione Obama li avesse introdotti. Ribadisco la mia posizione: difendo i diritti dei gay ma mi oppongo alle strumentalizzazioni LGBT il cui scopo non è di proteggere una minoranza perseguitata ma di strumentalizzare questo tema – in sè delicatissimo e intimo – per promuovere un’operazione di ingegneria sociale. E’ un’operazione subdola volta a sradicare quel che resta della nostra identità e generare totale confusione valoriale.
La battaglia di Obama sui bagni transgender rientrava in questo filone, come peraltro i testi sconcertanti che vengono diffusi sempre di più persino alle elementari.
Ora Trump si oppone. Meritoriamente!


Euro
Ci risiamo: di fronte a una crisi l’establishment europeo reagisce nel peggiore dei modi, continuando imperterrito sulla strada percorsa finora, che è all’origine della profonda disaffezione di una parte importante dell’opinione pubblica europea. Emblematiche, in tal senso, sono le dichiarazioni di ieri del governatore della Bce Mario Draghi, che continua a descrivere come paradisiaca una realtà che invece appare disperata.
Dice che l’euro ci ha salvati dalla crisi. Davvero? L’Italia si è salvata dalla crisi dei mutui subprime perché le sue banche avevano in portafoglio pochi titoli tossici, contrariamente a quelle tedesche e a molte francesi, che invece ne erano piene. Sì per Berlino e per Parigi gli interventi coordinati sovranazionali sono stati salvifici.


Sovranismo
E dire che fino a poco tempo fa, gli intellettuali mainstream tentavano di screditare i sovranisti come pericolosi neofascisti. Oggi possiamo dirlo: i sovranisti avevano ragione e non c’è insulto che riuscirà a fermarci, per una ragione tanto semplice quanto inaspettatata: gli elettori stanno distruggendo scheda dopo scheda quel costrutto neoglobalista e transnazionale che anni di incessante propaganda hanno tentato di trasformare in un Destino ineludibile. Lo confesso: era difficile immaginarlo in queste proporzioni. La campagna mediatica (ma non solo) lanciata dall’establishment per fermare i populisti in ogni Paese (dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dall’Austria all’Italia) è stata di una virulenza senza precedenti ed è destinata a durare. Pensate solo alle ultime vergognose accuse di Repubblica che ha etichettato come “rosso-bruni” molti intellettuali rei di essere favorevoli al governo legastellato e che accusa Matteo Salvini di essere un nazista. Fango, spazzatura, nient’altro che spazzatura.
Trump negli Stati Uniti ha subito lo stesso trattamento. Eppure la diffamazione non fa più presa, nemmeno se è strillata dal 90% dei media; anzi, produce l’effetto contrario. La popolarità del presidente degli Stati Uniti è altissima, la Lega passa di vittoria in vittoria e i 5 Stelle hanno schiantato a sinistra quel Pd per cui tifano quasi tutti i talk show. Tutto questo accade perché i cittadini sono stufi di non essere più padroni del proprio destino e non si fanno più incantare dalla narrativa, inzuppata di spin, volta a creare l’impressione che lo Stato sia una reliquia del passato e che il mondo sarà ineluttabilmente multiculturale, multietnico, governato da democrazie virtuali ma controllato di fatto da élite autonominatesi e prive di legittimità popolare. Altro che reliquia, lo Stato è più vivo che mai!


No alla censura, evviva i populisti
Ci stanno provando in tutti i modi da tempo, negli Stati Uniti e, soprattutto, in Europa. Chi segue questo blog sa come la penso: da quando l’establishment ha perso il controllo della Rete e soprattutto dei social media, veicolando idee non mainstream e favorendo l’affermazione di movimenti alternativi, quelli che vengono sprezzamentemente definiti “populisti”, ogni pretesto è buono per favorire misure per limitare la libertà di pensiero. Ci hanno provato usando l’ariete delle “Fake news” e il tentativo è ancora in corso, in queste ore stanno usando un altro grimaldello, il copyright.