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Ballottaggi, Calenda lancia l'allarme: "siamo all'irrilevanza, andare subito oltre il Pd"

La replica del segretario Martina: "si a un cambiamento radicale ma il centrosinistra non può prescindere dal Pd"

Carlo Calenda
Carlo Calenda

globalist

25 Giugno 2018 - 07.56


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Scontro aperto nel Pd dopo la pesante sconfitta nei ballottaggi delle elezioni comunali. Il centrosinistra è stato travolto nelle roccaforti rosse della Toscana e dell’Emilia Romagna, ma non solo: Siena, Pisa, Massa, Imola, Ivrea e Terni sono state conquistate dalle forze di centrodestra. E all’indomani dei ballottaggi Carlo Calenda, ex ministro dello sviluppo economico, non risparmia critiche ai vertici del Pd.
“Una navigazione a vista – ha scritto su Twitter – sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno. Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito! #fronterepubblicano”.
Parole che non sono piaciute a Maurizio Martina. “Sono d’accordo – ha detto il segretario reggente del Pd – sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee, ma non sono d’accordo sul superamento del Pd. Credo nella ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro”.
“Anche i risultati delle amministrative – ha aggiunto Martina su Radio Capital – dimostrano che c’è stato un cambiamento radicale, ora bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire, c’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata. C’è bisogno di leadership nuove ma il centrosinistra non può prescindere dal Pd”.
“È una sconfitta chiara – ha sototlineato Martina – inutile girarci attorno. Ci sono in particolare sconfitte che pesano parecchio, come nelle città toscane e in certe realtà dell’Emilia Romagna come Massa, Siena, Pisa, Imola. Credo ci siano anche segnali che dobbiamo valorizzare come Teramo, Brindisi, Siracusa, la stessa Ancona. Segnali per noi utili che però non cambiano il segno inequivocabile della sconfitta”.

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