Almirante, chi era costui? I grillini del Campidoglio nemmeno lo conoscevano

Dopo la figuraccia degli scorsi giorni arrivano le scuse dei consiglieri M5s. Che peggiorano solo la situazione

Virginia Raggi nell'aula del campidoglio

Virginia Raggi nell'aula del campidoglio

globalist 16 giugno 2018

L'affaire Almirante è stato proprio un grosso pasticcio, in cui a uscirne con le ossa rotte sono i grillini del Campidoglio, che hanno votato un 'sì' di massa alla mozione portata avanti da Fratelli d'Italia. 


Oltre a Virginia Raggi, che si è esibita in un triplo carpiato ('non lo sapevo - sono favorevole - non dedicheremo nessuna strada a un fascista') per dribblare - senza riuscirci - la figuraccia, a rincarare la dose ci pensano proprio i consiglieri pentastellati colpevoli del guaio, che proprio non conoscono quella sottile arte diplomatica del sapere quando si deve tacere.


Con l'unica, rincuorante eccezione di Maria Agnese Catini, unica M5s contraria alla mozione, che ha dichiarato: "ho una memoria storica e non me la sento di esprimermi per i miei colleghi", gli altri deputati accampano scuse che non fanno altro che aggravare la situazione. Come Pietro Calabrese, che sostiene: "è stato un errore. Certo, hi ha fatto la valutazione ha ritenuto che fosse un’intitolazione di una strada come le altre“. 


Oppure come Eleonora Guadagno, presidente della Commissione cultura: "“In quel momento qualcuno non ha focalizzato bene il personaggio politico a cui stavamo andando a titolare una piazza". La consigliera ha poi fatto appello "all’umana distrazione generale dopo una giornata convulsa. Quella mozione era fuori sacco, pensavamo di votare per dei debiti fuori bilancio. Un errore di stanchezza".


Passi - ma mica tanto - l'umana distrazione, anche se da chi ricopre un ruolo di potere è l'ultima scusa che si vuole sentire accampare, ma qui la questione appare ancora fosca: Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, ha raccontato la sua versione dei fatti: "Ho pensato: o la va o la spacca. Ma la mozione non era una novità. Da tempo ne discutevo con gli esponenti della maggioranza, dal presidente De Vito al capogruppo Paolo Ferrara. Dicevo: anche il vostro Di Maio ha inserito Almirante nel suo Pantheon. Loro non erano contrari ma bisognava vincere qualche resistenza della parte più a sinistra"