La politica trasformata in un derby. Scusate, ma a chi toccano le macerie?

Sindaci che usano le sedi dei municipi come salotti di casa propria per insultare il Capo dello Stato, il due giugno che diventa campo di battaglia, il Senato un bivacco di manipoli. A chi giova?

La nostra bandiera

La nostra bandiera

Daniela Amenta 29 maggio 2018

A chi giova tutto questo? Questo aver trasformato la politica in un derby, in due, tre, quattro curve che si affrontano in contemporanea? Si respira in questo Paese un'aria asfittica, da fumogeni e slogan ultras. La politica affondata dietro un carico di vaffa, di insulti, di minacce, di intimidazioni, di testosterone sempre più alto anche quando a parlare sono le donne. Il dibattito riassunto in uno scontro muscolare, la cazzimma come modus operandi.
E' come se si stessero disputando nello stesso campo un Lazio-Roma, un Milan-Inter, un Juve-Toro, un Genoa-Samp, un Pisa-Livorno. A chi giova alzare i toni? Sindaci che usano i municipi per togliere le foto del Capo dello Stato e mettere i simboli che più preferiscono: da Alberto da Giussano a bandiere con su scritto "Il mio voto conta". Altri primi cittadini, espressione della voce di piccole e grandi comunità, con il lutto al braccio. La stessa Festa della Repubblica trasformata nel terreno di battaglia: la Lega che boicotta la Repubblica, fedele a Pontida, ma si prende 1000 piazze di altrettante città non battezzate dal Barbarossa, i Cinque Stelle che chiamano alla mobilitazione brandendo il tricolore come un'arma, dall'altra parte il Pd e sindacati che ipotizzano una contromanifestazione a sostegno del Presidente della Repubblica. Altre fratture, rotture, divari. Altri muri. Spaccature. Lesioni. 
E in tutto questo sciabolar di spade c'è il capo dello Stato insultato sui social come se fosse pratica normale, accettabile, che male c'è?. Gente che firmandosi con nome e cognome scrive: "Quando hanno ammazzato tuo fratello, hanno sbagliato il Mattarella da colpire". Ma vi rendete conto? Ci rendiamo conto?
A chi giova l'odio, scusate? 
A chi giovano questi mercati impazziti? Non ai cittadini, certo. Ma alle private battaglie degli sgambettatori di professione, ai luddisti dello spirito, ai mestatori, agli sfascisti. A quelli che con noi o contro di noi.
A chi giova trasformare l'Aula del Senato - tra urla e spintoni come accaduto oggi - nel "bivacco dei propri manipoli", tanto caro al fascismo e a Mussolini?
A chi giova questo Paese spaccato, dove un qualunque commissario Ue può permettersi di darci lezioni di democrazia, economia, buon senso, dove le ingerenze sulla nostra democrazia si moltiplicano, unite a giudizi impietosi, perché i signori della politica italiana la politica in quanto mediazione e confronto l'hanno messa al bando mentre si contendono l'osso, rabbiosi e sudati e scatenati e irridenti e feroci. E noi in platea a fare il tifo in questi strapuntini social  come se il Parlamento fosse il Colosseo. Pure noi complici del delirio. Alè il Gladiatore, alè. 
A chi giovano i mutui che faticheremo a pagare mentre come polli da combattimento applaudiremo o fischieremo la vostra quotidiana performance battagliera. La lotta tra galli. 
A chi gioveranno le macerie?
Sarebbe il momento della responsabilità. Della politica vera, dei sindaci che tengono ai loro paesi, alle loro città, dovrebbe essere il tempo degli amministratori con la testa sulle spalle. Sarebbe il momento del Bene Comune. Stringersi a coorte, come abbiamo cantato con la mani sul cuore da bambini  prima ancora di entrare da ultras  nello stadio del nostro scontento.