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Asili nido, bocciata la legge che penalizza i migranti: incostituzionale

Stop alla sentenza della Consulta sulla norma voluta dal governatore Zaia in Veneto che dava la precedenza per l'iscrizione ai figli di coloro che risiedono da almeno 15 anni nella regione

Luca Zaia
Luca Zaia

globalist

25 Maggio 2018 - 13.12


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E’ incostituzionale la legge del Veneto, voluta dal governatore Luca Zaia, della Lega, che dava la precedenza per l’iscrizione agli asili nido ai residenti da almeno 15 anni nella regione.
Lo ha stabilito la Consulta con la sentenza 107/2018 depositata oggi. La norma viola il principio di uguaglianza sancito nell’articolo 3 della Costituzione poiché introduce un criterio irragionevole per l’attribuzione del beneficio, e “persegue un fine opposto a quello della tutela dell’infanzia”.
La legge regionale del Veneto, del 2017, è il frutto di quel “prima gli italiani” che è stato anche lo slogan della Lega di Matteo Salvini nell’ultima campagna elettorale. “Prima i veneti resta un principio forte e non scalfibile” aveva detto Zaia quando la norma era stata rinviata alla Corte costituzionale.
Ma non è stato così visto che la sentenza della Consulta ha stabilito che la norma è illegittima. Il legislatore Veneto aveva configurato come titolo preferenziale per l’iscrizione dei bambini al nido pubblico la residenza ininterrotta (o l’attività lavorativa, anche non continuativa) per 15 anni in Veneto. Questa previsione, secondo la Consulta, contrasta con il principio di uguaglianza, poiché introduce un criterio irragionevole per l’attribuzione del beneficio, non essendovi alcuna “ragionevole correlazione” tra la residenza prolungata in Veneto e le situazioni di bisogno o di disagio.
La norma contrasta inoltre con la funzione educativa a vantaggio dei bambini dell’asilo nido e con quella socio-assistenziale a vantaggio dei genitori privi dei mezzi economici per pagare l’asilo privato.
“La configurazione della residenza protratta come titolo di precedenza, anche rispetto alle famiglie economicamente deboli – spiega la sentenza – si pone in frontale contrasto con la vocazione sociale degli asili nido, servizio che risponde direttamente alla finalità di uguaglianza sostanziale fissata dall’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, in quanto consente ai genitori (in particolare alle madri) privi di adeguati mezzi economici di svolgere un’attività lavorativa”.
Quanto poi alla funzione educativa del nido, la Corte ha osservato che è “ovviamente irragionevole ritenere che i figli di genitori radicati in Veneto da lungo tempo presentino un bisogno educativo maggiore degli altri”.
I giudici costituzionali hanno infine richiamato la libertà di circolazione garantita dai Trattati e la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue in tema di requisiti per l’accesso a prestazioni sociali erogate dagli Stati membri, sottolineando l’incoerenza dello scopo perseguito dalla norma impugnata e il carattere comunque sproporzionato della durata della residenza richiesta.
La reazione di Zaia.
Il governatore del Veneto commentando la sentenza ha ribadito le sue ragioni. “Prendiamo atto con rispetto della sentenza della Consulta – ha detto Zaia – però nella nostra legge non vedo nulla di oltraggioso, ma contenuti di buon senso. Mi dispiace che, troppo spesso, quando si fa qualcosa per la gente che risiede nei territori scatti, quasi in automatico, un’ingiusta accusa di razzismo, perché così non è”.
“Mettiamo – ha aggiunto Zaia – che ci si trovi in una situazione di posti in esaurimento in un asilo, una sorta di overbooking. A parità di reddito Isee, e quindi di fronte a una uguale situazione di difficoltà cosa è più equo fare? Scegliere un residente da anni o uno appena arrivato?”.

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