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Sconfitta Pd: "Renzi ha perso per il suo solipsismo leaderistico"

Il professor Alessandro Campi: "l'immagine che arriva agli elettori è di un Pd chiuso nei palazzi della politica"

Renzi e Marchionne
Renzi e Marchionne

globalist

8 Marzo 2018 - 13.49


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Un quadro politico complesso, con i vincitori M5s e Lega alla ricerca dei numeri per governare e un Pd alle prese con la debacle elettorale. E’ l’analisi del voto di domenica scorsa del professor Alessandro Campi, ordinario di scienza politica all’Università di Perugia.
“Sulla leadership del Pd – ha detto Campi in un’intervista – ho un’opinione particolare. Sta passando il concetto che il Partito democratico sia l’emanazione su scala nazionale di un’antropologia, diciamo così, romanocentrica. L’Italia non è Roma, non è Gentiloni, né Calenda, né Zingaretti. L’immagine che arriva agli elettori è, invece, quella di un Pd chiuso nei palazzi della politica, nelle terrazze della borghesia progressista. Si tratta di un problema che i dem dovranno necessariamente porsi e tornare a mostrarsi come un partito di sinistra. Questo ovviamente dovrà essere seguito da un progetto politico, visto che quello attuale non ha funzionato”.
Quindi il renzismo è finito? “Secondo me sì, anche se dobbiamo stare attenti a non personalizzare troppo la questione. Quello che è avvenuto il 4 marzo – ha detto Campi – rappresenta il fallimento della proposta politica di Renzi, di una configurazione culturale e progettuale. In particolare non ha convinto questo riformismo di facciata, giocato sulla velocità, sulla scaltrezza e sull’unicità della leadership. Una sinistra che si apre al fronte moderato senza però nessuna capacità d’interlocuzione con le categorie sociali. Renzi non voleva parlare con nessuno: qualunque forma di mediazione andava scavalcata; questo non è riformismo, è solipsismo leaderistico”.
Duro anche il giudizio sulla scelta di Renzi di non trattare con M5s e Lega. “Si è chiamato fuori da una partita – ha sottolineato Campi – alla quale dovrebbe, invece, partecipare. Anche perché la situazione lo richiede. La stessa Europa, prima o poi, chiederà a Renzi di fare un passo. Il suo no preventivo, ovviamente, è stata una mossa interna volta a scongiurare possibili fughe in avanti di esponenti dem già pronti a fare i ministri in un governo del M5s. Ciò non toglie che sia tatticamente sbagliato. Senza contare le difficoltà che questa chiusura crea a Mattarella, il quale dovrebbe invece poter contare su una situazione fluida, in cui poter chiedere a tutti di fare un passo avanti e uno indietro. Se, invece, tutti si irrigidiscono la prospettiva è quella di nuove elezioni”.

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