Fratelli d'Italia minaccia il direttore del museo Egizio di Torino, ti cacceremo

Il partito di Giorgia Meloni all'attacco di chi ha ribattuto alla sua leader. Ma non sa che il museo di cui è direttore Christian Greco non è statale

Giorgia Meloni e il direttore del museo Egizio di Torino, Greco

Giorgia Meloni e il direttore del museo Egizio di Torino, Greco

globalist 12 febbraio 2018

Per chi cercasse la sintesi estrema, lo sfrondare di orpelli frasi e giri di parole, si potrebbe dire semplicemente ''si scrive Mollicone, si legge Meloni''. Laddove Federico Mollicone è il responsabile della comunicazione di Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni è la leader del partito.
L'argomento di cui Mollicone e Meloni sono protagonisti è la querelle che la ''prima donna premier d'Italia'' alla quale si è candidata ha avuto con il direttore del museo Egizio di Torino accusato di discriminare gli italiani per una iniziativa promozionale rivolta agli arabi potenzialmente interessati a visitare la struttura museale.
Christian Greco, in un vis-à-vis con Giorgia Meloni, ha spiegato l'iniziativa con toni tranquilli e da cattedratico, che però non sono affatto piaciuti alla leader di Fratelli d'Italia, che in effetti non ha fatto una gran bella figura. Anche perché ha dimostrato come spesso in Italia, per ignoranza o per furbizia, si faccia una gran confusione tra arabi e musulmani.
Tutto finito lì? Ma nemmeno per idea perché, una volta tornato a casa ed evidentemente dopo aver ragionato sull'accaduto, Mollicone ha lanciato un siluro contro Greco. Poche parole, ma significative: "Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dell'anacronistico appello (quello firmato da dirigente del Micbat a favore di Greco, ndr): una volta al governo Fratelli d'Italia realizzerà uno spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura". Una minaccia quindi rivolta solo contro Greco, comunque il destinatario principale.
Una frase ed un proposito talmente deflagranti che crediamo non siano frutto della sola mente di Mollicone, ma conseguenza di una consultazione con chi, in Fratelli d'Italia, sta un gradino o due più in alto di lui.
Ma, come sempre più di frequente sta accadendo in questi giorni di convulsa campagna elettorale, anche questa volta Giorgia Meloni (o chi per lei) è incappata in un incidente di percorso. Per diverse motivazioni.
La prima è comune ad una certa destra che, piuttosto che usare le armi del confronto, minaccia in modo brutale ed anche volgare.
Minacciare qualcuno di qualcosa che accadrà di sicuro quando Fratelli d'Italia sarà al governo è di per sè molto inquietante, dal sapore vagamente retrò, quasi squadristico. Anzi, senza ''quasi''. E' il modo più volgare di risolvere, non avendo argomenti, una questione perchè implicitamente ipotizza un ricorso alla forza, che non è necessariamente fisica, ma. nei fatti, di prevaricazione, come può essere la rimozione di un funzionario che sta rendendo il museo torinese una fabbrica di cultura.
Secondo cosa: nella frase si minaccia un ''spoil system automatico'', facendo riferimento alla pratica, mutuata dalla democrazia statunitense, che consiste nel sostituire, con il mutare delle amministrazioni, i vertici di uffici e strutture federali (quali anche i non molti musei statali). Ma, di per sè, lo spoil system non è ''automatico'' come sostiene Mollicone, perchè negli Stati Uniti non è che, all'insediarsi di una nuova amministrazione di segno diverso dalla precedente, si scatena una corsa a tagliare teste. Si fa una valutazione, riconoscendo meriti ed eventualmente pecche. Niente di automatico, quindi, come ipotizza Mollicone, anche se sovente prevalgono le ragioni della politica.
Altro piccolo particolare: lo spoil system, come detto, riguarda le strutture federali. Ma il museo Egizio di Torino non è statale (lo guida una fondazione) ed il suo direttore non è nominato dal politico di turno, ma in basa ad una selezione.
Cosa vuol fare Fratelli d'Italia, cambiare anche detentori di cariche che non competono allo Stato?
E' forse arrivato il momento che i toni della campagna elettorale si abbassino e che, soprattutto, non si faccia intuire il ricorso alla rappresaglia di cui la storia politica e no del nostro Paese è sin troppo ricca. Attaccare un uomo di cultura per le sue idee non è meno violento che usare la forza fisica e determina un clima che può solo essere nocivo, non solo per l'Italia, ma per la democrazia.