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Francesco come Giovanni Paolo II sfida i narcos, sfuggite le sirene dei facili guadagni

Si conclude la visita del pontefice che ha puntato sulla riconciliazione in un Paese che sta uscendo dalla emergenza sociale, ma è ancora in balia dei trafficanti di droga e della loro violenza

Papa Francesco a Cartagena
Papa Francesco a Cartagena

Diego Minuti

11 Settembre 2017 - 08.03


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Si è mossa su due binari la visita di papa Francesco in Colombia,  preceduta da enormi aspettative, anche per il particolarissimo momento che il Paese sta vivendo, dopo la decisione dell’opposizione armata di smobilitare le sue milizie e rientrare nel gioco della democrazia. Il primo è stato lo sforzo di Francesco di cancellare le ancora forti reciproche diffidenze tra partiti ed ex Farc sulle modalità lungo le quali si dovrà sviluppare il processo di pacificazione. Bergoglio ha insistito molto sul tema della convivenza che è concetto abbastanza astruso in una società, come quella colombiana, polarizzata e che subisce i forti contraccolpi delle divisioni in seno alla classe dirigente che ancora deve ‘prendere le misure” alla decisione delle Farc e modulare il dialogo con i suoi esponenti che, per decenni, hanno rapprresentato il ”nemico” da anniettare più che contrastare. Papa Francesco, per raggiungere il suo obiettivo, ha però scelto di non parlare direttamente alla classe politica, cosa che sarebbe stata più facile e meno impegnativa, ma ha cercato di convolgere la gente, con un processo di convincimento dal basso, che spiani la strada alla riconciliazione.

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Le tematiche sociali care a papa Bergoglio, in una società divisiva come quella della Colombia contemporanea, sembrano avere difficoltà ad essere accettate perchè disegnano uno scenario per il futuro che è impegnativo da pronosticare alla luce del presente.
Ma Francesco ha perseguito, con determinazione, questa finalità incontrando la gente, anzi incontrando tutta la gente, sia i ”grandi” della Colombia che il popolo più povero ed emarginato. Anche i bambini che i gesuiti hanno accolto strappandoli alla violenza, alla povertà, all’emarginazione, ad un futuro oscuro.
Quel che è apparso evidente è che papa Francesco ha cercato di portare la Colombia ad interrogarsi sulla reale volontà di tutti di imboccare la strada del dialogo, parlando del perdono come di un concetto da penetrare e non una parola vuota, da usare ad uso e consumo di chi la pronuncia.
Il papa, come ha scritto l’editorialista del Pais, Francesco Manetto, ”ha messo la Colombia davanti allo specchio” parlando col cuore a milioni di persone, tra Bogotà, Villavicencio, Medellín e Cartagena. Un bagno di folla, come hanno confermato i tratti di strada che il pontefice ha percorso in auto tra migliaia di persone in delirio, che cercavano di toccarlo, di lasciargli un messaggio, di vedere da vicino questo papa che fa dell’umiltà e della fermezza la sua cifra quotidiana. Tra i molti messaggi che Francesco lascia alla Colombia forse il più significativo è stato pronunciato nel discorso a Villacencio, quando ha parlato del coraggio del perdono e della necessità di trasformare una buona intenzione, una sensazione astratta, in atti concreti. Senza un sincero impegno alla riconciliazione ogni sforzo di pace sarà un fallimento, ha affermato.
Un papa che, così come fece Giovanni Paolo II, – è questo è il secondo punto forte della ‘scaletta’ della visita, -si è scagliato contro i narcos, contro chi fa della violenza il suo Vangelo. A somiglianza di quanto fece Giovanni Paolo II che tuonò contro i mafiosi, invintandoli a pentirsi ed a imboccare di nuovo il cammino della fede.

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Una presa di posizione netta, inequivocabile contro le sirene del guadagno facile che ammalia tanti giocani portandoli ad abbracciare il credo dei narcos, anche se questo significa uccidere direttamente o attraverso la polvere bianca che arriva a fiumi in
Occidente. Nei cinque giorni della visita del papa, in Colombia il numero degli omicidi è calato del 60 per cento. Che le due cose siano correlate è abbastanza facile sostenerlo, ma non è questo il punto. Francesco ha chiesto di fuggire dalla vendetta, di guardarsi allo specchio e vedere il mondo da un’altra ”prospettiva anche a costo di sentirsi a disagio”. Un appello che è destinato a lasciare il segno. 
Ma che Colombia si lascia alle spalle il Papa? Certamente un Paese che guarda al futuro con apprensione perché, nel 2018, il presidente della pacificazione, Juan Manuel Santos, dopo due mandati, lascerà. Con una eredità pesantissima da prendere, anche se tutto lascia pensare che Santos cercherà di indirizzare il suo elettorato verso uomini che possano proseguire la sua opera di riconciliazione.

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