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Quel pasticciaccio brutto delle regionali in Sicilia

Centro-sinistra diviso, grillini in ripresa mentre da Cuffaro a Lombardo rispontano i vecchi uomini di potere

Renzi e Crocetta
Renzi e Crocetta

globalist

31 Agosto 2017 - 15.32


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“Non mi hanno mai digerito, mi hanno sempre fatto la guerra; guerra anche da un’area del mio partito che diceva “Meglio con Cuffaro”…Ora vogliono lasciarmi fuori per tornare a fare affari col vecchio sistema…”. Rosario Crocetta ha la pelle dura, e lo fa sapere a Matteo Renzi e a quelli che in Sicilia fanno riferimento a Matteo Renzi.
Le accuse che lancia al quadro politico siciliano, compresi settori del Pd, sono pesanti, ma se le notizie sono vere, una riunione tenuta nelle ultime ore in Sicilia gli darebbe in parte ragione. Un summit del potere dell’Isola degli ultimi anni. Attorno alla stesso tavolo – secondo queste indiscrezioni – lo stesso Cuffaro, con un altro ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e poi Miccichè, tornato ad essere riferimento berlusconiano di Berlusconi, ed altri potenti il cui nome nazionalmente dice poco ma che nell’Isola vuol dire potere su potere, pacchetti decisivi di voti. Vecchi nomi, vecchio quadro che ritorna, attorno al tandem del centro destra che si è definito e che resta difficile da valutare come ticket, se vincente o perdente a favore dei grillini. Il centrosinistra è un’altra storia.
Dicevamo dei grillini. Questi, segnati dai pasticci e dalle inchieste giudiziarie attorno ai pasticci ( fuori legge ) legati alla definizione di liste e candidature, con firme false e e cose affini, avrebbero tutti i numeri per perdere ma si ritrovano nelle condizioni di poter vincere per le divisioni e le fragilità della concorrenza. Giancarlo Cancelleri, candidato a guidare la Sicilia dai grillini, non manca occasione per dimostrare una eccessiva dose – come dire – di spontaneismo. Tra le sortite più recenti, quella che una volta eletto, guardati i bilanci della Regione, al sospetto di irregolarità, porterebbe le carte alla Corte dei Conti. Senza sapere che la Corte dei Conti è questo il lavoro che fa regolarmente, istituzionalmente. Comunque, questa con le altre. Per i grillini, indigeni e venuti da Roma, i primi passi di campagna elettorale sono stati caratterizzati dai messaggi di fumo agli abusivi ( più lenti dopo Ischia ) e da tantissimi selfie cartolina in ogni angolo cartolina della Sicilia. Nel centro sinistra, Crocetta insiste: per regola dovrei essere io il candidato, perché presidente uscente, ma sono disposto a fare un passo indietro e misurarmi con Micari. I sondaggi lo vedrebbero con tanti voti in più, tanti da doppiare l’attuale Rettore dell’Università di Palermo, fortemente voluto però da Leoluca Orlando. E il sindaco di Palermo va avanti come un panzer, riunendo una cinquantina di sindaci dell’Isola per cominciare a scrivere una lista di candidati a sostegno del nome che è riuscito ad imporre al Pd, a scapito di Crocetta.
Lista che spera di poter portare al 10 per cento, comunque sopra il 5 per cento. Si rastrellano nomi che pesano anche nel
centro destra. Armao – che Berlusconi ha voluto indicare come vice di Musumeci, non forte perché ha già collezionato una sconfitta alle regionali – era in una giunta Lombardo, con la responsabilità dell’Economia, incarico che dovrebbe assumere qualora vincesse Musumeci. C’è chi dice che anche l’ex rettore Lagalla, più volte indicato a due tre cariche, dalla presidenza della Regione a sindaco di Palermo, potrebbe essere contattato ora dal centro destra. Pure lui ha avuto una esperienza di governo, alla Sanità, con Cuffaro. Ma si sa, la Sicilia è difficile da interpretare, ci sono nomi e rappresentanti di poteri che navigano in una terra di mezzo e possono approdare in entrambe le sponde del mare.
Si dice e si ripete che, politicamente, la Sicilia è un cantiere, e che quel che si costruisce nell’Isola spesso passi come modello a Roma. Se è così., comunque la si guardi, la situazione appare preoccupante, la costruzione – come dire – non a norma. A norma seguendo le regole della buona Politica, quella che dovrebbe guardare alla res pubblica. Qui la partita appare come mai soprattutto di potere, con protagonisti che sembravano tagliati fuori e che pensano ci sia l’occasione non soltanto di tornare a giocare, ma anche di vincerlo il campionato. Regole riviste, che comprendono anche gli sgambetti. Restando all’immagine del calcio, il rischio di quel che matura è che gli spalti restino vuoti, che l’erba del campo si bruci, lasciando spazio a pericolose buche nel terreno.

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