Roma, la Raggi e la fenomenologia Di Maio

Perché non si sgombera pure il palazzo all'Esquilino occupato abusivamente da 14 anni da CasaPound? Contro i fascisti no "operazione di cleaning", vero?

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25 Agosto 2017 - 17.49


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 di Tancredi Omodei

 

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“Perché non si sgombera pure il palazzo all’Esquilino occupato abusivamente da 14 anni da CasaPound? Contro i fascisti no “operazione di cleaning”, vero?”.Questa la riflessione di Daniele. Sempre sulla Rete, Maria gli risponde, e ci ricorda, che la giunta Alemanno provò ad acquistare quell’immobile dell’Esquilino dal demanio per concederlo proprio ai neofascisti. “E non vola una mosca su questa vicenda…”, aggiunge Maria. Note a margine offerte dalla Rete, in una giornata all’insegna della deriva di un Paese che si tende a spostare culturalmente e nell’intimo a destra, ancor prima che politicamente. Come se fosse statao avvicinato un magnete accanto alla bussola, per farla convergere sulla parte che indica l’Est, la virtuale destra del mondo.
Note a margine all’indomani di quanto accaduto in piazza Indipendenza, vicino alla stazione Termini di Roma. Su quel che è accaduto è stato detto tutto e di più, forse è stato dimenticato che quelle che occupavano lo stabile e che sono state con eccessiva fretta fatte allontanare dallo stabile e dalla piazza, senza distinguere i pochi che avevano reagito con violenza, con le tante donne e i tanti bambini; quelle persone che occupavano – dicevamo – erano rifugiati politici. Uomini, donne e bambini, fuggiti da un regime autoritario, violento e sanguinario con il quale l’Italia fa affari. Uomini, donne e bambini che, in quanto rifugiati, hanno il diritto riconosciuto di stare in Italia, e in Italia hanno diritto ad un trattamento umano e civile, un tetto compreso. E al riconoscimento concreto di questo diritto non può sfuggire il governo della città, il Comune. Detto questo – come suggerito – dovrei parlare di quel che ha detto Di Maio, 5Stelle e vice presidente della Camera, candidato dal suo specchio a governatore di questo Paese. Considerata la china presa dal Paese, forse è la persona giusta. Parlare di Di Maio è difficile, è una fenomenologia complicata da trattare. Lui è piuttosto semplice, sente da dove viene la puzza e lì si dirige. Le puzze le prende tutte. Fatto bene a piazza Indipendenza, la Raggi e la sua giunta (quella in continua centrifuga che ha imbarcato il contabile di una discoteca sul mare) devono prima occuparsi dei romani. Resta da capire il concetto dimaiano di romani.
Come va verificata la romanità? Abruzzesi, pugliesi, napoletani, marchigiani, sardi, siciliani e tutti gli altri che a Roma vivono e pagano le tasse per ritrovarsi una città sporca e in abbandono? Quelli che non si cibano di coda alla vaccinara e cacio e pepe? Tutti quelli che non procedono con “Famo…”,Dimo…”? Tutti avvisti, li aspetta l’ostracismo. Raggi e la sua giunta, intente a centrifugarsi continuamente, non ce la fanno a pensare contemporaneamente ai romani come sopra e agli altri. No, vi prego, la fenomenologia Di Maio no, è troppo.

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