I quattro elementi per riconoscere il fascista "bene" che s'aggira tra di noi

Come razzismo e intolleranza vivono in tante cosiddette persone "bene": gli episodi che ho vissuto in prima persona

Il prefetto di Venezia, Carlo Boffi, ha emesso un'ordinanza con cui obbliga il gestore della spiaggia fascista di Chioggia, all'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo
Il prefetto di Venezia, Carlo Boffi, ha emesso un'ordinanza con cui obbliga il gestore della spiaggia fascista di Chioggia, all'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo
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Fabio Zanuso Modifica articolo

24 Luglio 2017 - 19.08


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Il secondo principio della termodinamica, enunciato da Clausius, recita:
“Se null’altro intorno cambia, il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo”
Così, per quanto uno si sforzi, non riuscirà mai a far passare un fascista per una brava persona, il freddo non va verso il caldo.
Questo piccolo assioma porta direttamente alla definizione focale: Cos’è un fascista?
Prima di enunciarne le caratteristiche, tengo a precisare che la domanda errata sarebbe stata “cos’è il fascismo?”, perché qui, oggi, non scriverò di ideali, ma di fatti.
E i fatti li compiono gli essere umani, non gli ideali.
” Sono andato in ferie in un’isola della bassa”
“Ah sì, dove?”
“Sull’isola di Alberobello”
“La conosco, un sacco di case di sasso, pieno di terroni”
“Sì sì, quella lì”
Ho assistito, basito, a questo botta e risposta tre giorni or sono, faccio notare che l’isola in questione è quella di Albarella, sita a nord del Po, 769km di distanza da Alberobello.
Questa è la prima caratteristica, l’assoluta ignoranza sui principi base della conoscenza, che se intervenivo mi beccavo pure dell’idiota, m’avrebbe risposto che lui c’è stato, e che quindi il nome è giusto.
Il rifiuto di leggere libri, considerati perdite di tempo, chi fra loro vuole darsi un minimo di contegno legge libri di fantascienza,convinti come sono che i marziani siano fra noi.
Tutto il resto non legge, se non le notizie sportive e di cronaca nera sui quotidiani locali.
Esterno bar, suolo pubblico, mi passa accanto una zingara e mi chiede l’elemosina, nella mano destra reggo un aperitivo colorato, infilo la sinistra nella tasca e le allungo un euro.
Non faccio a tempo a donarlo che vengo strattonato da dietro dalla proprietaria del locale, con conseguente rovesciamento dell’aperitivo colorato sui pantaloni, e la tale mi urla “Non sono razzista, ma se glieli dai questa qua torna domani e dopodomani”.
Avete appena letto la seconda caratteristica, una sconfinata passione per il razzismo, per il puro e semplice discriminare, un amore folle.
Ma mai diretto, è sufficente mettersi fuori da una scuola e ascoltare le madri e i padri dei ragazzi “bene” per farsi venire i brividi: “i bambini indiani puzzano” va per la maggiore, che tanto le madri e i padri dei ragazzi indiani non ci sono, i loro figli conoscono la strada per tornare a casa.
Se i “bene” prendono 4: “È colpa dei due albanesi che li distraggono durante le lezioni” e “i professori sono degli incapaci”.
Passione che sfocia poi nelle notizie a carattere nazionale, il poliziotto, il chioggiotto, il Salvini supereroe che li salva dall’oblio, e la rava e la fava, ma sono solo notizie per riempire le pagine, la stretta verità è che nel tessuto “civile” di questo splendido paese, il fascista moderno ci sguazza che è un piacere, senza destare l’attenzione di una giornalista di Repubblica.
Cose quotidiane, abitudinarie, scarsamente eclatanti, come il rapporto fra un fascista e la “sua” donna, che è la terza caratteristica fondamentale per il riconoscimento, che son bravi a mimetizzarsi.
Lo devi beccare sotto all’ombrellone, con prole annessa:
Egli sbotterà:
“Donna, portami un panino!” (che dista tre metri, dentro al piccolo frigo posto sotto l’altro ombrellone, né han sempre minimo due)
Oppure
“Donna, i tuoi figli vogliono fare il bagno”
e ancora
“Ehi Afrika, vieni qui a farci vedere le mercanzie”
E se né sta lì con il venditore di colore a raccontare come lui si faccia un mazzo da mattina a sera, un po’ come il personaggio di Albanese con il collare.
Ovviamente, alla fine non compra, attende che il vu’ cumpra’ si allontani, e comincia la filippica sulla sua onestà: “Io non compro in nero da un nero per dare soldi alla mafia”.
Il fascista non tollera la cannabis, ma non disdegna la cocaina; non tollera i gay, ma non disdegna una fellatio prepagata da un bel trans; non tollera Papa Bergoglio, ma non disdegna Don Verz[.
Infine, la quarta caratteristica, forse la più odiosa, il fascista e i propri figli.
“Al mattino, quando vai a scuola, dai uno schiaffo al primo compagno di classe che incroci, così capisce subito chi è il più forte”.
Sentita con queste orecchie come tutti i virgolettati che avete letto sino a qui.
A caduta, il figlio, quasi sempre il primogenito, a detta del padre, viene allenato da degli incompetenti, è il primo nelle attività pomeridiane, eccelle in disciplina e ha quasi tutti i professori “fiacchi e svogliati”, che una volta si diceva degli alunni.
Arrivo così a riscomodare Clausius, il principio sopra enunciato è detto anche di “Entropia”.
In sociologia si utilizza “entropia” per descrivere la progressiva tendenza al livellamento, all’annullamento delle gerarchie interne al sistema sociale.
Traduzione:
Io so io e voi nun siete un cazzo”
Sento un obbligo, dopo tutte queste parole sui fasci, un piccolo accadimento successomi una decina d’anni fa, a Berlino:
Vidi un bambino, massimo dieci anni, lasciare la mano della mamma, attraversare la strada ed avvicinarsi ad un mendicante, per poi tornare indietro.
Fu più forte di me, aumentai il passo in direzione della mamma, chiesi lumi.
Lei mi dette una risposta disarmante:
“Mio figlio sa di poter spendere un euro al giorno, può comprarsi una “kugeln” di gelato, oppure fare come meglio crede, oggi ha deciso di darlo a quel signore là”
Giusto per citare un esempio di “esseri umani di sinistra”.

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