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Cari compagni, come abbiamo fatto a tradirci da soli?

Ricominciamo a camminare tutti insieme su quella strada che ci ha portati tutti fuori dalla guerra e dal dopoguerra

Una manifestazione del Pci
Una manifestazione del Pci

David Grieco

1 Luglio 2017 - 08.57


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Oggi pomeriggio, alle 17 in Piazza Santi Apostoli a Roma, vorrei rivolgere ai compagni di tutta la sinistra che cerca finalmente di riorganizzarsi INSIEME, una domanda molto semplice, una domanda terribile, una domanda che mi assilla da troppo tempo.

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Cari compagni, come abbiamo fatto a tradirci da soli?
Cari compagni, come abbiamo fatto ad abbandonare progressivamente al suo destino, in tempi di liberismo selvaggio, il sindacato più importante d’Europa?
Cari compagni, come abbiamo fatto a trasformare la Terza Via che indicava Enrico Berlinguer in un abbraccio criminale e mortale con i peggiori elementi della destra che abbiamo sempre combattuto a viso aperto?
Cari compagni, come abbiamo fatto a chiudere un occhio, ma a volte anche due, di fronte all’ascesa silenziosa della P2 quando Pier Paolo Pasolini moriva gridando con tutto il fiato che aveva per avvisarci?
Cari compagni, quanti dei nostri dirigenti si trovavano nei due elenchi più importanti della P2, quelli che non sono mai stati trovati ma che tanti hanno visto?
Cari compagni, cosa ci siamo fumati quando abbiamo cominciato a pensare che la nostra lotta politica consisteva essenzialmente nel mangiare Bio o Vegano?
Cari compagni, come abbiamo fatto a trascurare completamente tutti i grandi temi ambientali della nostra epoca pur mangiando Bio o Vegano?
Cari compagni, come abbiamo fatto ad innamorarci improvvisamente dei soldi, delle belle case nei quartieri borghesi, delle scuole per ragazzini ricchi e viziati?

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Giorni fa Aldo Tortorella, un grande dirigente del Pci che ora ha 91 anni ma ne dimostra appena 50 e lotta ancora come una tigre, ha risposto così alla mia domanda: “Quando si va al mulino, ci si infarina”.

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Cari compagni, credo sia venuta l’ora di toglierci tutta questa farina di dosso. Cominciamo a farlo tutti insieme, con onestà e lealtà.
Siamo stati sempre maestri di autocritica, siamo stati sempre gli unici ad esercitare l’autocritica ogni giorno, nelle nostre sezioni, nelle nostre case, nelle nostre vite.
Gli altri ci hanno sempre presi per i fondelli.
Abbiamo smesso da troppo tempo.
Ricominciamo a farlo. Ricominciamo a dire con voce forte dove abbiamo sbagliato. Ricominciamo ad infischiarcene se ci prendono in giro. Ricominciamo a camminare tutti insieme su quella strada che ci ha portati tutti fuori dalla guerra e dal dopoguerra. Quella strada che tanti compagni migliori di noi hanno costruito giorno dopo giorno, metro dopo metro, sputando sangue, ricostruendo la Fiat, non lasciando indietro nessuno, e non cedendo alla tentazione della violenza neppure quando Togliatti stava per morire colpito da un vigliacco fascista.
Ce la possiamo fare.
Ce la dobbiamo fare.
Perché è in gioco la sorte di tutti gli italiani, e anche di tutti coloro che tanti italiani non vogliono considerare italiani.
Possiamo riuscirci soltanto noi. Perché siamo nati altruisti.
È questa la nostra “superiorità morale” che i nostri avversari hanno sempre nominato con disprezzo cercando sempre di corromperci e spesso, purtroppo, riuscendoci.
Questo non deve più accadere.

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