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Pd, Renzi si prende la ditta anche nelle regioni rosse: ma gli elettori calano

Oltre ad attestarsi al 70% su base nazionale, si conferma anche nelle rosse Emilia, Toscana, Umbria. Ma operai e under 25 lo abbandonano.

Matteo Renzi

globalist

3 Maggio 2017


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Matteo Renzi si è preso la leadership delle ultime regioni ‘rosse, quelle dove il partito è ancora forte. Questo è l’esito dell’analisi dei voti nelle primarie Pd del 30 aprile. L’ex premier stravince e si conferma capo della ditta nell’Emilia di Bersani, in Umbria e Toscana, oltre ad attestarsi attorno al 70 per cento a livello nazionale.

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È cambiato anche l’elettorato che ora, oltre a comprendere il tradizionale bacino di pensionati affezionati al partito e restii al cambiamento, esiste un innegabile calo di partecipazione e quindi di consensi tra i piccoli imprenditori, gli statali, gli insegnanti e gli artigiani delle regioni rosse under 25. Oltre che tra gli operai, dove le distanza già da tempo si allargano. La base dem invecchia. 

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Dunque, Renzi è diventato fortissimo nella “ditta” e proprio nelle regioni dove era radicato il Pci, ma al tempo stesso gli elettori del Pd non soltanto diminuiscono, ma stanno cambiando. 

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Sul calo degli elettori i dati parlano chiaro.  Il primo riguarda i partecipanti : se sarà confermato che domenica scorsa i votanti sono stati 1.848.658, questo significa che sono mancati all’appello un milione di elettori rispetto alle primarie del 2013. Allora i votanti erano stati 2.805.695. In cifre assolute, meno 957 mila. In percentuale, meno 34 per cento. Uno su tre. Una flessione che si riflette sui consensi per il segretario. Quattro anni fa Matteo Renzi fu votato da 1.895.000 voti, stavolta da 1.283.000, anche se i dati ufficiali saranno comunicati oggi. Certo, si tratta di dati che vanno “tarati” su un contesto politico che è cambiato: il clima anti-politico degli ultimi mesi è molto più diffuso di quello del 2013. 

Ma c’è di più: nelle elezioni Europee del 2014 undici milioni e 200mila elettori votarono il Pd di Matteo Renzi; domenica scorsa gli elettori che hanno scelto Renzi sono stati un milione e 283mila. Mancano 10 milioni di elettori. Allora il premier “parlava” e intercettava elettori di sinistra, moderati e anche di centro destra: quel “bacino” quanto si è ristretto? DCome ha affermato Roberto Weber, sondaggista fondatore della Swg: «Renzi, nel “ridotto” della sua coscienza, è capace di capire che i novecento mila voti in meno rispetto alla scorse primarie significano che si è affievolita la sua capacità di impatto sull’elettorato di opinione? Intuisce che, di conseguenza, la possibilità di sfondare in quell’area di elettori che dicono di essere “nè di destra nè di sinistra” si è rarefatta?»

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Ma l’altro dato indiscutibile è che Matteo Renzi, sempre così insensibile alle logiche del partito tradizionale, è diventato il padrone dell’apparato. Soprattutto nelle zone chiave: regioni rosse e regioni del Sud dove il voto clientelare è più forte. Nella sua Toscana Renzi ha ottenuto l’81% a Firenze sud e l ’84,5% nel rossissimo Empolese. Renzi è sopra la media nazionale anche in Emilia (74 per cento), nelle Marche (77,9%) e in Umbria con l’80%. 

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