Renzi visita Taranto e il segretario locale del Pd tuona: vergognati

I dirigenti locali si sono risentiti per non essere stati avvertiti della visita. [Fulvio Colucci]

Il post di Matteo Renzi su Instagram

Il post di Matteo Renzi su Instagram

Fulvio Colucci 2 marzo 2017

Lo slogan è quello dei giorni ruggenti e improvvisamente sfioriti per un calcolo azzardato. Questa volta Matteo Renzi usa Instagram per lanciarlo, piombando a Taranto e postando uno scatto del golfo: “Ho incontrato alcuni rappresentanti dei lavoratori dell’Ilva insieme alla mitica Teresa Bellanova (vice ministro allo Sviluppo economico, ndr). Non abbandoniamo i lavoratori di questa realtà così importante”.


Poi, su Facebook, in un crescendo social, l’ex premier fa una macedonia, mettendo insieme l’Ilva e i dati Istat con l’incremento di 681mila posti di lavoro (488mila a tempo indeterminato). Anche in questo caso non manca il messaggio, neanche tanto subliminale, con chiara allusione al referendum promosso dalla Cgil: “Questi sono numeri, fatti, storie. Forse non sono voti, ma certo sono volti in carne e ossa. Ancora non basta, ma il JobsAct ha restituito una speranza a molti nostri connazionali. Adesso – conclude Renzi – di nuovo in auto verso un’altra tappa del nostro viaggio al Sud (destinazione non specificata per sfruttare l’effetto sorpresa nel Mezzogiorno che lo ha bocciato al referendum di dicembre, ndr). Un sorriso e buona giornata”.


Ma è sul solito Twitter che scoppia il caso politico. Renzi cinguetta la foto dell’alba arancione sul mare di Taranto, rilancia la nota Facebook ma finisce per imbattersi nello strale del segretario provinciale del Partito democratico, Costanzo Carrieri. Senza troppi giri di parole, il rappresentante pugliese risponde: “Vergognati di non avvisare il partito”. Esplode ovviamente la polemica e la timeline si spacca tra favorevoli e contrari. Un po’ la fotografia del confuso presente democratico in salsa d’ostriche, mal di pancia inclusi.


Ma cosa è venuto a fare Renzi a Taranto? E soprattutto perché il giorno dopo l’udienza del processo Ilva che ha visto sfumare il patteggiamento di una delle società della famiglia Riva, rendendo così più tortuoso, assai più tortuoso, il ritorno di quel miliardo e 300 milioni di euro nelle casse dello stabilimento siderurgico destinati, almeno nelle intenzioni, al risanamento? Proprio l’ex presidente del Consiglio aveva annunciato, prima delle dimissioni, che un accordo con gli ex proprietari delle acciaierie era vicino e la via politica avrebbe agevolato il rientro del tesoretto. Ma così non è stato.


La visita dell’ex segretario del Partito democratico non appare casuale anche per un altro motivo. Renzi ha fatto visita a lavoratori dell’Ilva e sindacati alla vigilia del termine (scade il 3 marzo) per presentare ai commissari governativi le offerte di acquisto della “grande fabbrica” da parte delle due cordate in lizza: AcciaItalia, composta da Arvedi, Del Vecchio, Cassa Depositi e prestiti, indiani di Jindal e Am Investco Italy che unisce la multinazionale Arcelor Mittal e gli italiani del gruppo Marcegaglia.


I sindacati proclamano trionfanti, in un comunicato della triplice metalmeccanica, Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, “l’avvio del tavolo di confronto tra governo e organizzazioni sindacali”. Ovviamente per la presenza di Teresa Bellanova, vice ministro, e non per quella di Matteo Renzi cui pure, la nota stampa dedica un rigo: “Era presente anche l’ex premier”. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto di effettuare rilievi per riconoscere il danno sanitario da inquinamento sulla base dei nuovi piani ambientali presentati dagli acquirenti dell’Ilva. Inoltre, i rappresentanti dei lavoratori pretendono un’applicazione totale dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale, la “patente” che consente all’Ilva di produrre ma senza inquinare) “rielaborata e solo in versione migliorativa”. Fiom, Fim e Uilm hanno insistito sulla bonifica dello stabilimento siderurgico dall’amianto, sul mantenimento dei livelli occupazionali, su adeguati ammortizzatori sociali che accompagnino la fase delle bonifiche in fabbrica, sulla tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e dei lavoratori, ripetendo il mantra dei livelli occupazionali da mantenere, ben sapendo che questo, con i nuovi padroni e un’Ilva inevitabilmente destinata al ridimensionamento per ragioni di mercato, indistintamente, non sarà facile.


Renzi avrà preso nota, come già fatto nelle sue due precedenti visite a Taranto. Anche oggi, come allora, le magnifiche sorti e progressive della fabbrica non incrociano i destini della città. E nella narrazione ottimistica di orizzonti arancioni sembra sbianchettata all’improvviso la cappa nero minerale che riga il cielo di Taranto da oltre mezzo secolo. “E’ una realtà completamente opposta a quella che vivono i tarantini” scrive il coordinatore esecutivo nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, ricordando: “Renzi fugge dalla realtà e ancora una volta non va ad incontrare i medici dell’ospedale Moscati (dove si curano gli ammalati di tumore, ndr) e i genitori dei bimbi malati”. Infine un promemoria utile ai più che Bonelli rammenta all’ex presidente del Consiglio: “Renzi dovrebbe sapere che Taranto è una città dove gli inoccupati sono più del 50 per cento, dove i bambini a causa dell’inquinamento muoiono del 21 per cento in più rispetto alla media pugliese e si ammalano di tumore del 51 per cento in più e grazie ai decreti del governo è stata garantita l’immunità penale a chi gestisce l’Ilva, immunità che sarà estesa anche ai privati che l’acquisteranno”. A futura memoria, se la memoria a Taranto ha un futuro.