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Cuperlo: una sconfitta severa che ha bisogno di una risposta radicale

Dare certezze agli elettori e una svolta al Partito democratico: l'analisi post voto del presidente dei dem.

Gianni Cuperlo, presidente del Pd
Gianni Cuperlo, presidente del Pd

globalist

6 Dicembre 2016 - 10.42


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“Una sconfitta severa che chiude una stagione e lo fa nel modo più esplicito giudicando una classe dirigente”. È così che Gianni Cuperlo ha commentato la sconfitta del Pd al referendum sulla riforma costituzionale. “Non esce smentita solo una riforma divenuta in corso d’opera un plebiscito e un ballottaggio sul governo. I numeri dicono di una partecipazione straordinaria e l’esito non lascia margini. Adesso per prima cosa bisogna dare le certezze che servono”, ha aggiunto.

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“Ho ascoltato il discorso di dignità del capo del governo. So come tutti che al Quirinale siede un uomo che garantirà saggezza nelle scelte. È bene che la crisi trovi sbocco nel breve e che noialtri si affronti subito il tempo che si apre. Lo dico perché dinanzi a percentuali simili ci si può confortare del 40 per cento spiegando che dall’altra parte non esiste un’offerta capace di tradurre la valanga di No in un disegno comune. Ma è un’altra scommessa fragile”, ha sottolineato Cuperlo. 

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Il presidente del Pd a spiegato nella sua analisi: “Continuo a credere che se il vertice del Pd avesse per tempo cercato una condivisione più larga, fuori e dentro il Parlamento, forse molti di più avrebbero fatto proprio il senso della scelta e compreso che il cuore del tema era la risposta a quella crisi della democrazia che incalza l’Europa e in generale l’Occidente. Ma non è accaduto. Anche per tutto questo io ho provato fino all’ultimo a non spezzare il filo dentro il Pd. E con altri a non rinunciare a pensare il dopo. L’ho fatto e lo rifarei perché sono convinto che rinunciare a immaginare un nuovo centrosinistra civico e di governo possa segnare il destino del paese. Confesso, non ho trovato la stessa ansia e cura da parte di chi è alla guida né da parte di tutti coloro che pure avevano condiviso le richieste di nuove regole per l’elezione dei senatori e della Camera”.

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 Cuperlo ha sottolineato che “oggi facciamo i conti con la fine dell’esperienza di questo governo e con un dividendo politico che temo possa premiare la destra, cioè l’ultima cosa che avrei voluto. E però dobbiamo reagire. Servirà anche un congresso da fare presto. Da non ridurre a conta nei gazebo perché dopo questa tempesta la prova non è certificare il braccio di ferro tra correnti, ma capire il futuro di una forza come la nostra a partire dalla lotta a diseguaglianze immorali e per una nuova etica e dignità del lavoro. Da una tensione per ciò che sarà la sinistra domani. Perché se dio vuole questa campagna stressante si è chiusa e da qui in avanti le parole chiave da spendere dentro ogni circolo, come nella direzione del partito e nel dialogo con la sinistra fuori da noi, saranno ponte e ricostruzione. Serviranno a rimetterci in sintonia con pezzi interi di società. Lo si farà solo ricostruendo una partecipazione dal basso e l’unità di quei popoli della sinistra che in questi mesi si sono risvegliati divisi”.

 La sua ricetta per il futuro è un cambio dei vertici del Pd, guardando al modello austriaco: “Bisognerà ripensare tutto e rimescolare davvero culture, biografie, sensibilità. Lo so che farlo è la cosa più difficile ma è anche la sfida più suggestiva che abbiamo davanti se vogliamo far nostro quel vento positivo che nella stessa domenica del referendum ha liberato l’Austria da un’ipoteca drammatica. Per quanto potrò, con altre e altri, lavorerò a questo. Dobbiamo reagire, servirà anche un congresso da fare presto per capire il nostro futuro Bisogna partire dalla lotta a diseguaglian immorali, per una nuova dignità del lavoro”, ha concluso.

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