Il voto segreto salva Berlusconi: il Senato vieta l'uso delle intercettazioni

Palazzo Madama scrutinio segreto ha negato l'autorizzazione all'uso delle telefonate per il processo Ruby ter. Accuse reciproche tra Pd e M5s.

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20 Luglio 2016 - 13.01


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Il trappolone del voto segreto questa volta ha premiato Silvio. L’Aula del Senato, con voto a scrutinio segreto, non ha dato l’autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi. I voti favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. La giunta per le immunità parlamentari aveva chiesto il via libera all’autorizzazione.

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Ed è scambio di accuse tra Pd e M5s. In Aula le proteste del Movimento 5 stelle hanno addirittura spinto il presidente Grasso a sospendere la seduta. È polemica tra Pd e M5s per l’autorizzazione negata alle intercettazioni di Silvio Berlusconi in riferimento alle telefonate con due delle cosiddette “olgettine” e al relativo processo denominato Ruby ter.
Il partito democratico accusa i pentastellati di aver votato in favore di Berlusconi grazie al voto segreto. Francesco Russo, segretario d’Aula a Palazzo Madama, parla di “trucchi da prima repubblica” e sottolinea: “La somma dei voti espressi dal Partito Democratico (96) e dal Movimento 5 Stelle (24) è esattamente 120, il numero dei voti totali di chi si è espresso a favore della richiesta dei giudici di utilizzare le intercettazioni di Berlusconi”. Il senatore Tomaselli del Pd ha parlato di “imboscata” e Marcucci (Pd) di “prove di alleanza in Aula tra il M5S e le destre”. 

“Il Pd con il voto segreto salva Berlusconi e prova a puntellare la sua sempre più scricchiolante maggioranza. Un modo subdolo, dando la colpa ad altri come già accaduto in altre occasioni, giocato sulla pelle della Giustizia, per provare ad assicurarsi anche un comportamento benevolo da parte dei berlusconiani e del loro potente sistema mediatico nel referendum costituzionale”. Così il capogruppo M5S Senato Stefano Lucidi commenta il ‘no’ di Palazzo Madama all’uso delle intercettazioni di Berlusconi.
“Il patto del Nazareno è risorto”, conclude l’esponente grillino.

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Insomma, in vista del referendum, dei prossimi passaggi e di future alleanze tutti vogliono tenersi buon Silvio. E tra i due litiganti…

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