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Per il referendum Renzi rottama i cantanti italiani: sì a Patti Smith

Per sostenere il "sì" si è orientato sul mercato internazionale puntando su 'People have the power', il classico di Patti Smith dell'88.

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Patti Smith

globalist

23 Maggio 2016


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Per l’avvio della campagna referendaria per il sì il premier si è orientato sul mercato internazionale puntando su ‘People have the power’, il classico di Patti Smith dell’88.

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Una sorta di rottamazione sonora che rinnova la relazione tra musica e politica che, almeno in Italia, ha vissuto negli anni tra alti e bassi. Walter Veltroni per la campagna elettorale del 2008 chiese e ottenne da Jovanotti di utilizzare ‘Mi fido di te’. Poi per un po’ di tempo agli eventi del Pd si suonò ‘Il cielo è sempre più blu’ di Rino Gaetano, fino a quando Pier Luigi Bersani decise di puntare prima, nel 2011, su ‘Cambierà’ di Neffa e poi, per la ‘sua’ campagna elettorale da leader Pd, su ‘Inno’ di Gianna Nannini.

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Anche Renzi, ai tempi delle primarie del centrosinistra, si fece accompagnare da Jovanotti e dalla sua ‘Il più grande spettacolo dopo il big bang’. Anche se nel centrosinistra l’abbinamento che viene subito in mente è la ‘Canzone popolare’ di Ivano Fossati con l’Ulivo di Romano Prodi. Per il resto, la colonna sonora della politica italiana spazia dagli inni scritti ‘ad hoc’ per Silvio Berlusconi (da ‘Azzurra libertà’ del 2000 a ‘Meno male che Silvio c’è’ del 2008) fino a ‘L’urlo della rete’ di Beppe Grillo in campagna elettorale passando per ‘Pace e libertà’ scritta da Luca Sardella per l’Udc.

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