La Boschi, Alessio e il rettore ossequioso: padri che zittiscono i figli

Otto minuti di video mostrano uno studente che contesta. E mostra come i cinquantenni stiano rubando il futuro. [Antonio Cipriani]

Giovani che lottano

Giovani che lottano

Antonio Cipriani 21 maggio 2016

Su youtube circola il video di un giovane studente di giurisprudenza che durante un incontro nell’ateneo di Catania con la ministra Maria Elena Boschi prende la parola e in otto minuti, con una certa preparazione, dice il suo pensiero sul referendum costituzionale. In un paese democratico non ci dovrebbe essere niente di strano. Invece no, in otto minuti Alessio Grancagnolo mette in evidenza  i motivi del crollo culturale di questo Paese, in cui obbedienza, carriera e mediocrità corrono di pari passo. Guardate il video, il rettore lo interrompe cinque volte e la Boschi, inutilmente, due. Come dire: di fronte al monologo del potere non sono possibili interferenze di alcun genere.



Il web ha eletto questo ragazzo a eroe, per il coraggio mostrato di fronte a un rettore in ginocchio e a una ministra che realmente è in tour propagandistico. Io penso che il coraggio di Alessio, esaltato dai social, sia qualcosa che non deve darci soddisfazione, ma deve creare fastidio. Per un motivo semplice: lui è un eroe perché ha preso la parola. Se tutti quelli che cliccano I like lo facessero costantemente, se ognuno lontano dai riflettori, sul posto di lavoro, nelle università, negli incontri pubblici esprimesse con coerenza il diritto a pensare e a parlare per cambiare le cose, non ci sarebbe bisogno dell’eroe solitario.
Non c’è solo questa considerazione da fare. Ce n’è un’altra che mostra il lato peggiore della vicenda. Il cinquantenne rettore interrompendo il ragazzo dice: “Lei ha parlato molto si interrompa perché deve parlare il ministro. La parola gliela tolgo io”. Il potere parruccone non sopporta che qualcuno dica “il re è nudo”, non accetta il contraddittorio perché sceglie di stare solo dalla parte del potere e di esprimere il coraggio civile di un canarino: deve parlare il ministro. Cavolo, cittadino giovane di ultima categoria, deve parlare il ministro che non ha mai possibilità di propagandare le sue tesi, di parlare in tv. E aggiunge il pessimo: "Chi non gradisce il format può anche non partecipare”. E me lo chiami partecipare, caro rettore ossequioso? Io direi: che la tua idea di partecipazione adattandosi al format non è quella che abbiamo noi. E comunque per prendere parola ed esprimere un pensiero sul loro futuro, che dovrebbero fare questi giovani? Se protestano arrivano i manganelli, se prendono parola vengono tacitati. Esiste un modo diverso dal fascismo latente da format per definire questo rapporto generazionale?

Perché il punto è la violenza del potere, dei padri, di chi ha un posto ben pagato contro i figli, contro il futuro dei figli, contro chi non ha lavoro, contro i precari. Si tratta di un problema oggettivamente generazionale: una generazione di imbecilli che ha preso il potere e ha devastato l'Italia e che oggi non intende mollare un centimetro, neanche dialetticamente. Una generazione di occupanti abusivi, politicamente e socialmente parlando. Che ha creato le basi per il tracollo di questo nostro Paese e oggi detta le regole per uscire dalla crisi, non ammettendo nessun contraddittorio. Solo format. Solo assenza di pensiero.

Provo vergogna per questo rettore e per quello che rappresenta. Non considero un eroe Alessio, ma lo rispetto e invito alla disobbedienza i suoi colleghi, i giovani, gli eretici, le migliori menti di questo paese che rischia di restare chiuso in un format. Un paese che è nelle mani di lacchè che gestiscono giornali, televisioni, università, istituzioni con la boria di chi è indiscutibile, di chi ha diritto di parlare a fronte dello sfacelo che altri dovranno pagare. E gli altri sono i giovani, i barbari necessari per salvare il Paese, quelli che non avranno lavoro, pensioni, futuro perché i padri sono troppo impegnati ad accaparrarsi tutto, a fare i maggiordomi del potere vero delinando in format gli ordini ricevuti.
Alzare la testa e ribellarsi non deve essere un atto eroico, deve essere necessario e costante. Nessun potere ha ceduto diritti senza che venissero pretesi. Oggi più che mai.


 


Ps
Alcuni lettori hanno segnalato l'assenza del video di risposta della ministra Boschi. Due constatazioni rispetto a queste critiche. Uno: la risposta della ministra è durata 15 minuti, ed è stata caratterizzata da zero interruzioni, strano eh... Due: il senso di questa polemica non risiede sul tema specifico della contestazione e della risposta, ma nel fastidio del potere di fronte a chi alza la testa e nella dimostrazione plastica di inadeguatezza di una generazione arrogante che sta distruggendo il futuro dei nostri figli. ac