L'impero Cl-Formigoni Compagnia delle Opere

La Lombardia frana. Eugenio Scalfari a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

redazione 22 aprile 2012
[b]di Dino Rosso[/b]



[b]Formigoni San Lorenzo.[/b] Anche lui sulla graticola, il suo impero politico che minaccia di franare assieme alla Lega nel susseguirsi degli scandali. Ma il nodo di tutto non si chiama Formigoni ma Comunione e liberazione. La definizione più chiara, anche se meno benevola dell'organizzazione è di Franco La Cecla. «Il meccanismo della setta è oggi sempre di più un meccanismo che ha preso in prestito dalla politica, da un lato e dalla psicanalisi dall’altro le proprie armi. C’è una maniera politica della religione che conosciamo bene, un leninismo del gruppo dei credenti che in Italia di tanto in tanto rinasce. Comunione e Liberazione è stata la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare. Con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati».



[b]Troppo politici e affaristi.[/b] Le critiche nei confronti di CL si possono dividere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell'ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti stessi della Chiesa. Noi siamo più interessati ad occuparci di Cosa Pubblica quindi, di politica. Secondo alcuni puristi un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l'aborto nel 1981 o a favore dell'astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005, né indirettamente con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici. Protagonista, sempre lui, Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Regione Lombardia.



[b]Tra Setta e Massoneria.[/b] Ma di lui parleremo più diffusamente tra poco: troppa cronaca giudiziaria oggi -in un crescendo che pare inarrestabile- per favorire un ragionamento. Una critica diffusa a CL è quella di essere una sorta di “setta”, di “massoneria” che punta a favorire tutti gli aderenti al movimento con collaboratori sempre scelti tra gli esponenti di CL secondo un'usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l'occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica. Piovra di formato lumbard.



[b]Potere Vaticano.[/b] Vescovi provenienti da CL. Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano). Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Eugenio Corecco, vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera. Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, in Brasile. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Giancarlo Petrini, vescovo di Diocesi di Camaçari, Bahia, in Brasile. Javier Martínez, arcivescovo di Granada, in Spagna. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in Russia. Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso, in Brasile. Dario Walter Maggi, vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador.



[b]Amicizia “operativa”.[/b] Lo slogan della Compagnia delle Opere è suggestivo: «un criterio ideale, una amicizia operativa». Una vera setta, più giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce a dirottare soldi, favori e tutta l’economia territoriale in accordo con altri gruppi di potere con i quali spartire affari e interessi. Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz. Il giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti. L’adesione alla Compagnia delle Opere vanta una crescita del 10% e questo perché, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare nel nord-ovest deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici.



[b]L'Internazionale Cl.[/b] Cresce anche la presenza di uomini targati Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere, in campo internazionale. La Cdo ha già uffici in 12 Paesi stranieri. Tutto questo, nonostante la crisi. Anzi: è nei momenti di recessione che il peso di certi ambienti diventa vitale per la sopravvivenza. Massimo Ferlini presidente della Compagnia delle opere ha spiegato il perché: «Noi facciamo in modo di veder superata la solitudine dell’imprenditore, creando reti di amicizia che hanno un impatto determinante sul business. Sarebbe sbagliato paragonarci a Confindustria, perché noi associamo anche professionisti, non solo imprese. Ma soprattutto perché al centro della nostra azione c’è la persona, e non l’azienda».



[b]Il Cerchio Magico di Formigoni.[/b] Partner della Cdo, sono Bombardier, Finmeccanica, Sai e Intesa Sanpaolo. Il Cofidi-Compagnia delle opere, in collaborazione con Banca Intesa. Alcune attività si appoggiano al partner pubblico come il Coexport, il consorzio della Compagnia delle Opere per l’esportazione, punto operativo di Regione Lombardia in Argentina, Cile, Cuba, Germania, Kazakhstan, Romania e Stati Uniti. Tutto torna a Comunione e Liberazione. Il suo rappresentante storico, Luigi Roth, è da 9 anni presidente della Fondazione fiera di Milano, di Terna e della Banca popolare di Roma. E' anche consigliere di amministrazione Pirelli, Avvenire, Cariferrara e Ospedale maggiore di Milano. E Maurizio Lupi, oggi vice presidente della Camera dei deputati.



[b]Attenti ai lupi.[/b] Lupi è una adepto fedelissimo del conflitto di interessi. Non ha mai abbandonato gli incarichi manageriali in Fiera. Presidente della Gestione fiere, è Antonio Intiglietta, capo della Compagnia delle Opere della Lombardia. Gestione fiere fattura 20,3 milioni di euro, con un utile di 3,3 milioni. Intiglietta è anche presidente di Media Expo. La Compagnia delle Opere affianca Promos, “Azienda speciale della Camera di commercio di Milano” guidata da Bruno Ermolli, manager vicino a Silvio Berlusconi, nella promozione all’estero del sistema fieristico lombardo. Il trait d’union è Sandro Bicocchi, vice presidente di Promos ed ex direttore generale della Compagnia delle opere per diventare prima amministratore delegato di Fiera di Milano International e poi amministratore delegato della società di software Opera 21.



[b]Povertà e castità.[/b] Il gruppo laico di Comunione e Liberazione di cui ha fatto parte Formigoni vive in comunità e condivide anche i soldi. E fa voto di povertà, oltre che di castità e di obbedienza ai superiori. Roberto Formigoni è entrato a far parte dei Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione, l’élite di Cl i cui membri “seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo”. S’impegnano alla “contemplazione, intesa come memoria continua di Cristo”, e alla “missione, cioè alla passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini”. Il fondatore di Cl, don Luigi Giussani, li ha voluti impegnati “a seguire una vita di perfezione cristiana” attraverso la pratica dei tre voti: l’obbedienza, la povertà e la verginità.



[b]Memores Domini.[/b] Il più noto dei Memores è stato Formigoni. Con altri tre Memores abita -o forse abitava- in una bella casa in via Villani, a Milano. Proprietario, Salvatore Ligresti. “Ma pago un sacco di soldi d’affitto per stare lì”, ha dichiarato. Il voto di povertà lo obbliga a non avere la proprietà personale di denaro o beni: tutto è in comune. La sua dichiarazione dei redditi segnala le entrate della sua “indennità di carica” regionale: 188.389 euro. In proprietà, formalmente, ha due noni di quattro appartamenti in un condominio di Lecco, la città dov’è nato, e un terzo di un bilocale a Sanremo, oltre a una Fiat Multipla del 2008. Rovesciando la vecchia fulminante battuta di Rino Formica sul Psi di Bettino Craxi. Se “il frate è povero, il convento è ricco”.



[b]Il cassiere del convento.[/b] È ricco perché dotato di una cassa comune a cui i singoli possono attingere. Siamo al personaggio centrale del Cerchio Magico di Formigoni assieme a Pierangelo Daccò e Antonio Simone. Di professione commercialista, Perego è colui che gestisce la “cassa comune” del gruppo. Non una scatola di legno sotto il letto, bensì una sofisticata rete di società offshore. Una rogatoria in Svizzera della Procura di Milano ha accertato che proprio Perego era il titolare di un conto presso la Bsi di Chiasso denominato “Paiolo”. Ed era sua anche la società Candonly, uno strumento finanziario dalla storia complicata. Nasce a Dublino, poi viene trasferita a Londra, infine in Olanda. Ha, nel tempo, conti a Vaduz, a Zurigo, alla Beirut Ryad Bank.



[b]La Fondazione Memalda.[/b] In Candonly Perego viene affiancato da un altro Memores, il segretario di Formigoni Fabrizio Rota, poi i due sono sostituiti da De Petro. Di Perego è anche il sancta sanctorum del sistema finanziario di Formigoni, la Fondazione Memalfa, chiusa dopo essere stata scoperta dai magistati. Nata nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein, ha come beneficiari economici, ciascuno al 50 per cento, Alberto Perego e Fabrizio Rota. Lo statuto prevede che alla morte di uno dei due beneficiari, il patrimonio venga assegnato interamente all’altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, filiale svizzera dell’associazione, con sede in un sobborgo di Lugano.



[b]Quel fiume di soldi.[/b] A Candonly arrivano 829 mila dollari versati da una società del gruppo Finmeccanica, Alenia Marconi. Secondo il direttore di Alenia, Giancarlo Elmi, sono un “ringraziamento” per un appalto da 20 milioni di dollari in Iraq, affare che però non è mai andato in porto. Vi affluiscono anche oltre 700 mila dollari pagati da Cogep, una società che “ringrazia” Formigoni per le assegnazioni di petrolio iracheno ottenute grazie ai buoni rapporti del presidente lombardo con il cattolico Tareq Aziz, braccio destro di Saddam. Sempre a Candonly arrivano, oltre a misteriosissimi soldi che provengono da Cuba e dall’Angola, 50 mila euro versati da Agusta, che nel 2003 vende un elicottero alla Regione Lombardia.



[b]Poi, la Sussidiarietà.[/b] Giorgio Vittadini, quando lascia la guida della Compagnia delle opere, crea la fondazione per la Sussidiarietà. «Una modalità di sviluppo, che riconosce e valorizza l’iniziativa del singolo, delle formazioni sociali e delle piccole-medie imprese». Praticamente affida al privato i servizi che erano pubblici cntrollandone l’occupazione, l’uso e i finanziamenti. «Con la sussidiarietà la Regione Lombardia di Roberto Formigoni ha alimentato migliaia di società, cooperative e fondazioni», accusava Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi al Pirellone, «creando un potere parallelo che si autoalimenta e svuota lo Stato dall’interno». Quanto vale la Sussidiarietà? Impossibile fare una stima: delibere e affidamenti sono divisi fra decine di migliaia di sigle.



[b]Salute dell'anima e del corpo.[/b] In Lombardia, nei quasi 20 anni della presidenza Formigoni, otto dei 16 miliardi di euro di spesa sanitaria sono passati ai privati. Dati sono -purtroppo- al ribasso. Di questi 8 miliardi, una buona metà è confluito nella galassia ciellina, attiva anche in formazione, istruzione, volontariato e servizi alla persona. Considerando tutto, per aziende e cooperative vicine alla Compagnia delle Opere il business della sussidiarietà vale circa 5 miliardi di euro nella sola Lombardia. Sia Comunione e Liberazione sia, naturalmente, Compagnia delle Opere sono alleate con la Lega e quindi con il Popolo delle Libertà e quindi con i grandi nomi dell’alta finanza che porta con se. Eugenio Scalfari nel 2008 dichiarò, a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».