Caro Enrico Berlinguer, ti voglio bene

Dopo essersi sentito male il 7 giougno durante un comizio a Padovam l'11 giugno del 1984 moriva Enrico Berlinguer, amatissimo segretario del Partito comunista italiano.

Marco Fiorletta 7 giugno 2019

Ripubblichiamo una lettera aperta di Marco Fiorletta scritta un po' di tempo fa ma che è sempre attuale anche se, nel frattampo, altre cose sono cambiate nella politica italiana


Caro Enrico,
ti scrivo così mi distraggo un po', ben sapendo che non è vero. Non mi distrarrò, anzi, continuerò a nutrire questo acre risentimento che porto dentro. E' passato il tempo dei buoni propositi che le maestre ci suggerivano, la pace nel mondo, la salute per la famiglia, le promesse di essere più buoni e di non far arrabbiare mamma, papà e Gesù che ci vuole tanto bene. Caro Enrico, non ho più nessuno a cui scrivere, non credo più nelle favolette e nemmeno negli uomini. Allora, non mi resti che tu. Eppure non sempre siamo stati d'accordo, anzi, molto poco. Ma, nonostante le diversità, non ti cambierei con una delle caccole che girano per l'Italia di questi tempi, nemmeno se mi riempissero di soldi. Parlo di soldi perché ormai in Italia la politica si fa con i fogliettoni, quelli che noi poveri mortali non abbiamo mai visto e, se li abbiamo visti, li stiamo perdendo e non con le idee. Se avessi visto quello che è successo in parlamento in questi anni altro che "questione morale", altro che "mani pulite", qui di pulito c'è rimasta solo la suola delle scarpe dopo aver pestato qualche fiore di cane (merda, insomma).
Una volta si parlava di pecore nere ora è già tanto se si vede qualche pecora bianco-sporco che fa il proprio dovere, che si occupa di politica per dovere sociale e non per tornaconto personale. Sai, sono tante le cose che vorrei dire ma poi mi rendo conto che non sono altro che le stesse cose dei tuoi giorni, se possibile, incancrenite e peggiorate. Ogni volta che l'Istat ci fa sapere i dati della disoccupazione giovanile scivoliamo ancora un po’ verso il terzo mondo. In ogni manifestazione si rivedono scene che ben conosci, proteste e scontri, slogan e violenze con tutte le polemiche che puoi immaginare. Ma quei giovani che protestano con forme più o meno lecite, sono gli stessi giovani che non trovano lavoro, sono gli stessi giovani che appena conseguita la laurea non sono contenti perché non hanno alcun futuro. E a questi giovani, siano essi lavoratori o studenti, nessuno dà risposte, se potessi sentire coloro che indegnamente siedono negli scranni del parlamento, ascolteresti, ancora come allora, banalità e false promesse. "Con questi giovani dobbiamo parlare" è il ritornello da destra a sinistra. Questi giovani non vogliono più sentire parole, vogliono fatti che nessuno è disposto a dare loro. Forse dire "Con questi giovani occorre parlare" lo poteva fare Luigi Longo tanti anni fa dalle colonne di Rinascita (sono sicuro che tu ricordi sia Longo che Rinascita), di certo non lo possono fare Passera, Profumo e Fornero come non lo potevano fare Sacconi, Gelmini e Brunetta, tanto per dirne sei a caso.
Non sai cosa ti perdi, caro Enrico, nel non essere più dei nostri. Personaggi che ai tuoi tempi non avrebbero fatto nemmeno gli uscieri o i fattorini a Botteghe Oscure o a Piazza del Gesù siedono in parlamento e fino a pochi mesi or sono nel governo, loschi figuri che fino a pochi anni fa erano i nostri avversari o nemici sono diventati dei possibili alleati dei tuoi eredi. Cose inimmaginabili, ex fascisti, che occupavano poltrone governative e non solo, sdoganati da un palazzinaro pieno di processi sceso in politica per salvare le chiappe dal tavolaccio. Ex fascisti che chiedono e chiedevano arresti preventivi come erano usi fare i loro ispiratori del ventennio fascista. A quando l'olio di ricino per gli oppositori? E, con capacità divinatorie, preconizzavano e preconizzano il morto ad ogni prossima manifestazioni. Tutti ottimi allievi di tuo cugino.
Caro Enrico, c'era più piacere a discutere delle tue idee. Ricordi il casino che armasti con l'esaurimento della spinta propulsiva? Di sicuro hai avuto il merito di portare al volgo la parola propulsiva, molti non sapevano nemmeno che esistesse, che dire poi del compromesso storico? Quante te ne ho dette! I tuoi allievi, quelli che alla tua tomba e a quella di Gramsci nelle ricorrenze ormai mandano personaggi di secondo piano, quelli che alla tomba di Togliatti nemmeno ci vanno più, ipotizzavano di fare un accordo con l'ex fascista Fini piuttosto che con il comunista (?) Vendola e tralasciamo la telenovela su e con il demagogo e populista (anche lui) Di Pietro. E noi che ce la siamo presa con te perché volevi fare il compromesso storico con Moro! Altri tempi e altra morale.
Purtroppo non sappiamo quale sarà il nostro futuro, come tutti gli anni, come da sempre. Eppure siamo qui a sperare e augurarci che il futuro possa essere migliore del passato e ci consoliamo che tanto peggio di come siamo messi non potremo andare. E tutti gli anni ci sbagliamo, tutti gli anni ci rendiamo conto di avere delle capacità escavatorie che nemmeno le trivelle per la ricerca del petrolio ci eguagliano. E allora speriamo bene, lo speriamo per noi, per i nostri cari, per gli amici vicini e lontani, per gli amici palpabili e quelli impalpabili, per gli amici di tastiera e di social network, chissà, se fossi ancora vivo, se avresti un profilo facebook, per gli amici con cui si condividono le idee e quelli con cui non si condividono più, per quelli con cui si polemizza aspramente e quelli con cui non è possibile farlo perché non prendono posizione.


Enrico, mi manchi.