Azzollini, la Caporetto morale del Pd

Con lo slogan 'cambiare l'Italia' vengono fatte passare le peggiori schifezze. Comprese le manovrine di potere a Palazzo.

Gianni Cipriani 29 luglio 2015

[b]di Gianni Cipriani[/b]



C'era una volta un signore, che si chiamava Enrico Berlinguer, che parlava della moralità in politica. E c'era un partito, il Pci, che si faceva vanto della sua diversità. Perché, sul serio, era diverso dagli altri.
Però Berlinguer ha avuto due grandi colpe: la prima - se la vogliamo chiamare colpa - è quella di essere morto troppo presto. La seconda - sempre se la vogliamo chiamare colpa - è di aver allevato una nuova classe dirigente che (non tutta) poco alla volta si sarebbe messa di buona lena per smantellare la sinistra, cancellarne la storia, esaltare il craxismo, criticare il Berlinguer morto, scoprirsi prima liberale e poi liberista e soprattutto disfarsi del fardello della diversità, nell'ansia di diventare come gli altri.


E così questa lunga marcia dal Pci al Pds ai Ds al Pd fino al Pd nelle mani di Renzi è stato un continuo degrado politico che ha portato l'attuale governo a vedere nei sindacati, in particolare la Cgil, il peggior nemico, in Marchionne un esempio perché dà lavoro (ma senza dire a quali condizioni) a ripercorrere le linee berlusconiane, come giustamente rivendica Alfano e a far passare qualsiasi schifezza sotto lo slogan: dobbiamo cambiare l'Italia, senza che nessuno si fermi e ragioni su come cambiarla: se per favorire una maggiore giustizia sociale o se per aumentare l'incidenza di politiche liberiste, della cultura del profitto, della devastazione del territorio in nome della produttività e nel ridurre gli spazi di democrazia in nome del decisionismo. In linea diretta con i desiderata di Craxi e di Berlusconi che facevano passare come modernizzazione tentativi di stretta autoritaria.



Se questo è lo scenario è giusto che chi guida il Pd abbia gettato la maschera "salvando" il senatore Azzollini in nome di manovre e convenienze di Palazzo e abbia dimostrato che non siamo tutti uguali davanti alla legge e che la "casta" poco alla volta tira fuori la testa da sotto il tombino, gettando fumo negli occhi con concessioni marginali, ma tenendo strettamente le redini del potere nel quale cooptare, complice la legge elettorale, ruffiani, reggicoda e gli allineati e coperti.


Ma non c'è da preoccuparsi: basteranno un pugno di rifugiati politici a scatenare la rabbia popolare e a distrarre l'attenzione. Perché, come viene fatto credere a reti quasi unificate, il problema sono loro. Per Azzollini baci, abbracci, strette di mano. E un bel salvacondotto gentilmente concesso dal Pd: altro che respingimento alla frontiera.