Unioni civili: quasi al traguardo, ma l'Italia è sempre in ritardo

Ci troviamo di fronte a tanti cittadini che vivono la loro sessualità in modo diverso e che vogliono che la legge riconosca loro lo status di coniugi

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20 Ottobre 2015 - 14.13


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di Giancarlo Governi

La legge sulle unioni civili sta per arrivare in porto, finalmente! Se ne incominciò a parlare nel 2006 per iniziativa del secondo governo Prodi, ma la legge (i famosi Pacs) si arenò nelle secche della maggioranza assurda su cui poggiava quel governo e che andava da Bertinotti a Mastella, passando attraverso personaggi di destra conservatrice come l’onorevole Binetti che riuscì a far tenere questa legge di civiltà nel cassetto. Oggi non è più rimandabile, come non erano rimandabili la legge sul divorzio e quella sull’aborto negli anni Settanta, perché quando la società ha fatto il suo percorso le leggi, che devono adeguarsi al costume del Paese, non possono rimanere indietro. Pena lo scollamento fra leggi e società.
Quindi la legge finalmente dà a tante persone, a tanti cittadini italiani, che non vogliono battere la strada del matrimonio tradizionale, o che non possono legalizzare la loro unione perché dello stesso sesso, la possibilità di dare crisma di legge alla loro situazione.

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L’Italia è un paese complesso, per questo arriviamo sempre in ritardo rispetto agli altri paesi, per la presenza forte della Chiesa cattolica nelle coscienze e anche nel costume di tanti cittadini che ostacola le scelte laiche. Nel 1974 molti cattolici che non avrebbero mai sciolto il loro matrimonio votarono a favore del divorzio perché capirono che il divorzio era una legge che riguardava tutti i cittadini ai quali finalmente si riconosceva libertà di coscienza. “Liberi di amarsi senza imposizione della legge” fu lo slogan che fece vincere il referendum, perché ci dava la coscienza che il divorzio avrebbe rafforzato l’istituto del matrimonio ridotto a un colabrodo da quella frase terribile “fino a che morte non vi separi”, recepita dal codice civile.

Con l’aborto fu più dura perché toccava il diritto alla vita dei nascituri ma ci si arrese di fronte alla realtà che ci si presentava davanti con i milioni di aborti clandestini che costituivano un grave pericolo per la vita e la salute di tante cittadine. E anche tanti italiani che non avrebbero mai preso in considerazione l’ipotesi dell’aborto nella loro vita privata, votarono a favore e l’Italia diventò più giusta e soprattutto più laica.

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Oggi ci troviamo di fronte a tanti cittadini, che vivono la loro sessualità in modo diverso, che hanno avuto la forza e il coraggio di “uscire fuori” dalla clandestinità e dalla frustrazione e che giustamente pretendono il riconoscimento delle loro unioni diverse. Vogliono che la legge riconosca loro lo status di coniugi con tutto quello che comporta. Anche il diritto alla adozione. E qui le coscienze degli italiani si dividono perché si entra sul diritto degli altri, sui bambini adottati che – si dice da più parti – hanno diritto a crescere con una figura materna e una paterna, e non con due madri o due padri.

Come se ne esce? Renzi ha capito che questa potrebbe essere una trappola anche per il suo governo dove sono presenti componenti diverse anche in maniera trasversale, e quindi ha fatto ricorso alla libertà di coscienza.
Un altro fatto positivo è la posizione del governo italiano nei confronti della Chiesa, in base al principio cavurriano (da Cavour) che la Chiesa deve essere libera di professare la sua dottrina all’interno di uno Stato libero di promulgare le sue leggi nell’interesse dei cittadini, anche di quelli che non seguono il magistero della Chiesa o delle chiese in una società che sta diventando sempre più multipla anche in questo campo.

Si ha anche l’impressione che questo si inserisca nelle scelte di Papa Francesco, il quale sembra sempre più distante dall’orizzonte italiano in quanto capo di una Chiesa proiettata nelle grandi questioni del mondo.
Comunque possiamo dire che quando tutto ciò sarà legge dello Stato, l’Italia farà un altro salto di qualità nel suo percorso di modernizzazione e di civilizzazione.

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