La strana idea di primarie del Pd di Agrigento

Cosa si è inventato il PD agrigentino? Una sorta di 'primarie', chiamando a raccolta tutte le forze politiche locali, ad eccezione del M5S.

La Valle dei Templi di Agrigento
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31 Dicembre 2014 - 17.27


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Il fatto che sia la città di Pirandello e che in Pirandello il tema della follia fosse un elemento centrale non giustifica la linea assunta dal PD della Città dei Templi negli ultimi giorni, quando all’orizzonte ci sono le amministrative. Oddio, parliamo di un partito ridotto ai minimi termini da chi lo ha guidato ritenendolo proprietà privata. L’ultimo scempio si vorrebbe consumare in vista dell’elezione del nuovo sindaco. Quello precedente, Marco Zambuto, ora approdato alla presidenza del Pd siciliano dopo un lungo giro di forze politiche iniziato da Casini, passato da Alfano, poi dal PD, ancora dal ” fai da te”, si era candidato, senza successo, alle Europee. Cosa si è inventato il PD agrigentino? Una sorta di “primarie” alle quali però chiamare a raccolta tutte le forze politiche locali, escluso soltanto il M5S. Avete capito bene, tutte. E in quel “tutte” ci sono anche formazioni politiche che, togliendo loro le brache, si manifestano nella loro vera natura, Forza Italia.

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Si converrà che anche la follia, la disperazione per i minimi termini della propria inconsistenza, anche la preoccupazione di perdere il potere sull’orticello ormai ridotto ad un fazzoletto di erbacce secche, tutto assieme non può giustificare una follia che sbanda e va a schiantarsi contro una colonna dorica. Resta da capire quanto conosce Matteo Renzi di questa fantasiosa iniziativa del Pdagrigentino. Curiosi di sapere l’opinione del segretario, presidente del Consiglio. Dopo la “sparata”, in città si contano le prese di distanza. La più recente, dal “Laboratorio Vallicaldi, una realtà giovane di resistenza contro il piattume politico e il degrado. Giovani e no che hanno avviato una nuova stagione politica partendo dal recupero di una strada del centro storico prima simbolo dell’abbandono e dell’emarginazione, ora laboratorio a cielo aperto di arte, cultura ed elaborazione politica: “Il Pd sbaglia, Agrigento non ha bisogno di ammucchiate”, dice il “Laboratorio”.

Dalla trappola dell’ammucchiata si era già tirato fuori un possibile candidato, l’avvocato Enzo Campo, ed anche la “lista Firetto”, che sostiene l’ipotesi di trapiantare ad Agrigento l’esperienza vincente del sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto, che nella sua città ha raccolto consensi larghissimi attorno a progetti di riqualificazione che non sono rimasti sulla carta: dalla zona industriale alla centrale riconvertita a gas. Esperienza che sul nascere, e strada facendo, ha avuto al fianco lo sguardo benevolo dello stesso Andrea Camilleri, che ha nel cuore sia Porto Empedocle che Agrigento, città che sono alla base della sua ispirazione letteraria. Le considerazioni di chi ha la testa sulle spalle sono del tutto ragionevoli: non si può formare una coalizione che di fatto comprende tutte le forze politiche tranne il M5S e meno che mai hanno senso le primarie cui partecipano tutte le forze che si presenteranno alle elezioni istituzionali, ché in questo caso tanto varrebbe far decidere direttamente tutti i cittadini elettori.

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“Agrigento non ha bisogno di ammucchiate partitiche – dicono i giovani di “Laboratorio Vallicaldi” – ma di un nuovo civismo democratico che porti a Palazzo de Giganti , il palazzo del Comune, un sindaco che proponga una radicale discontinuità, in uomini e progetti, rispetto alle amministrazioni precedenti e si impegni a valorizzare pienamente personalità e movimenti che in questi ultimi anni hanno espresso il senso del nuovo per la città e per la sua rigenerazione”. Il Pd agrigentino aveva scritto che “al centro c’è una città che necessita di un contributo vero ed i partiti sono una componente essenziale”. “Se essenziale è ciò che costituisce o contiene l’essenza di una cosa – è la replica di chi si oppone all’ammucchiata – allora i partiti sono stati essenziali anche nel disastro degli ultimi decenni di questa città, essenziali anche al degrado, alle brutture, all’insipienza, allo scoraggiamento generale. Siano questi partiti essenziali a dar conto, pubblicamente, del loro impegno, del loro lavoro e soprattutto dei loro risultati per Agrigento.” E sui risultati, vale ricordare che Agrigento è agli ultimi posti di tutte le classifiche sul vivere. Agrigento ridotta ad essere la città più invivibile d’Italia quando un tempo – ormai lontanissimo – era considerata “la più bella città dei mortali”. Non male come bilancio di quei politici partecipi o eredi del peggio.

Chi si rifiuta di partecipare a questo insostenibile tavolo della strana coalizione “Agrigento 2020”, ricorda la crisi di credibilità delle forze politiche e dell’impossibilità di recuperare una legittimazione cercando soluzioni di tipo tradizionale inadeguate a dare una risposta credibile e un segnale di discontinuità rispetto agli errori del passato.

“Quel che appare oggi ad Agrigento, con drammatica evidenza – scive in un documento il “Laboratorio Vallicaldi” – è la frattura quasi insanabile tra l’amministrazione e la città reale, tra i bisogni e le soluzioni, e certamente la soluzione per una nuova prassi collettiva non è la cristallizzazione di una classe dirigente autoreferenziale ma dovrebbe invece realizzarsi con uno sforzo d’analisi spregiudicato e innovativo che individui per strategie virtuose un programma della città che dia ad Agrigento un’idea nuova e visionaria di se stessa, con maggiori ambizioni e minori interessi, con un passo indietro dai vecchi tatticismi elettorali, con il coraggio della valorizzazione di esperienze recenti e capacità aggregative, con l’ascolto di interlocutori significativi e referenti saggi, con l’idea di una squadra di governo non episodica ma affiatata e ben coordinata in una convergenza di prospettive comuni che sappiano far dialogare i bisogni e la cultura di tutti in uno sforzo di pacificazione e di reciprocità.

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Spiace constatare – continua il documento – come sia proprio il Pd, un partito che in Italia ha strumenti e tradizioni per darsi a una nuova rappresentanza generale del paese, a fare scelte che così poca cura hanno del nostro presente. Agrigento ha bisogno adesso di una nuova idea di sviluppo che allei le forze che rappresentano il lavoro con l’enorme deposito di cultura e di bellezza della nostra città, conquistando un’autorevolezza che possa collocare la nostra terra in una più ampia prospettiva mediterranea, non pensando i cittadini immersi in un eterno presente, né i partiti a mere combinazioni elettorali, ma producendo un nuovo rapporto con le spinte sociali che diano un senso chiaro all’impegno di tutti senza trasformarsi in un assemblaggio di cordate che non rappresentano più idee e piuttosto a prendere decisioni che riguardano un futuro comune, a gestire bisogni collettivi, a pensare come possibili le vere alternative”.

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