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Caso Pd romano, la Tempesta perfetta

Prima afferma "ho assunto all'unanimità la responsabilità di guidare il gruppo" poi la rettifica "è un incarico pro tempore". E gli attestati di stima vengono cestinati.

Caso Pd romano, la Tempesta perfetta

redazione

5 Novembre 2014 - 11.26


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di Claudio Bellumori

Dolcetto o scherzetto? Scherzo amaro, a dir la verità. Succede di tutto nel Partito democratico romano. Giulia Tempesta, viene nominata capogruppo Pd in Campidoglio. Lo dice lei stessa: “Ho assunto all’unanimità la responsabilità di guidare il gruppo Pd. Quello che succederà lo valuterò nel tempo”. Nemmeno il tempo di un boccale di birra e arriva la rettifica “il mio incarico è pro tempore”.

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Niente tramezzini e cornetti salati. Anzi, a rimanere di sale sono coloro che esprimono attestati di stima alla venticinquenne. Parte Ignazio Marino “saprà affrontare al meglio il ruolo così importante di capogruppo in aula Giulio Cesare che i consiglieri Pd hanno deciso di affidarle”.

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A seguire ecco Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina. “Il nuovo importante incarico assunto oggi (ieri, ndr) da Giulia Tempesta è la dimostrazione indiscussa del Pd di sapersi rinnovare con efficacia e mettere in campo le sue migliori risorse”.

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Nel valzer di dichiarazioni qualcosa sfugge. Sono i mal di pancia made in Dem che non se ne vogliono andare. Il cucchiaio di sciroppo del dopo Francesco D’Ausilio fa effetto come un piatto di brodo caldo quando hai la febbre a quaranta. La scelta di Tempesta, per qualcuno, è affrettata. Il rinnovamento tanto paventato fa paura. Perciò toccherà aspettare il prossimo tavolo della direzione Pd. A seguire ci saranno elezione e nomina. Insomma, la solita burocrazia nel segno della conservazione.

Occhio ai gufi? Qualche dubbio potrebbe venire dopo l’intervento di Marco Palma, consigliere di Forza Italia del Municipio XI, che chiosa: “Formulo i migliori auguri al neo presidente del gruppo del Pd in Campidoglio Giulia Tempesta, soprattutto per quanto potrà fare per il bene della città anche se, per quanto verificatosi dopo solo un anno e mezzo, la confusionaria gestione Marino avrebbe bruciato anche un presidente di gruppo consiliare dello spessore politico di Togliatti”.

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Insomma, nel Pd va a fuoco tutto. E Giulia Tempesta, a sua insaputa, resta con il cerino in mano.

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