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Marino assediato, ma il Pd decide di non decidere

Sospese le dimissioni di D’Ausilio. E mentre i democratici in Campidoglio discutono sul sondaggio killer, i municipi rumoreggiano.

Marino assediato, ma il Pd decide di non decidere

Desk2

27 Ottobre 2014 - 20.19


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di Stefano Marzetti

Ignazio Marino è assediato. La sua poltrona traballa. Come quella di qualcun altro. Per esempio quella del capogruppo Francesco D’Ausilio. Secondo i rumor oggi avrebbe presentato le dimissioni. Ma la maggioranza dei ‘piddini’ le avrebbe sospese. Sempre indiscrezioni dicono che in pole position per sostituirlo ci sarebbero Gianni Paris o Giulia Tempesta. Insomma, il Partito democratico romano si riunisce per decidere. Ma decide di non decidere. C’è chi il sindaco lo vorrebbe vedere rimosso, dopo il disastroso risultato del sondaggio Swg (l’80 percento dei romani ha dichiarato di non credere più in lui). C’è chi getta acqua sul fuoco. Questi sono i renziani, in particolare. Il Pd è già abbastanza lacerato a livello nazionale. Uno scontro fratricida anche nella Capitale è l’ultimo spettacolo che i seguaci del presidente del Consiglio vogliono veder salire alla ribalta della cronaca.

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I municipi sono stufi. Mentre i notabili del Campidoglio discutono e ridiscutono del sondaggio killer. Mentre essi minacciano siluramenti e lanciano ultimatum. Mentre accade tutto ciò, i municipi capitolini, quelli dove qualche cosa di ‘vero’ succede, rumoreggiano. Sono stufi. In sostanza, per l’ennesima volta, chiedono al partito centrale di smetterla di perdere tempo. E di dare risposte ai cittadini. Soprattutto a quelli delle zone meno centrali della città. Insomma, che la smetta di essere il partito solo del Municipio I.

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Dibattiti sterili. “La discussione sul sondaggio rischia di spostare ancora una volta l’obiettivo”, dice dal IX il minisindaco Andrea Santoro. “Trovo sterile e sfibrante il dibattito che si è sviluppato in queste ore intorno al sondaggio, mentre nei territori i presidenti dei municipi ricercano soluzioni alla cronica carenza di fondi per i servizi di base”. A danno dei cittadini e delle piccole imprese capitoline.

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La parola d’ordine. La parola d’ordine è: Manutenzione della città. Rigorosamente con la M maiuscola. Quella che sembrava dover essere un cavallo di battaglia di Marino. Ma che, a quanto pare, gli amministratori locali non hanno ancora visto realizzare. Sono cose come questa che i cittadini non tollerano più. E se in un sondaggio si chiede loro se sono contenti, abbiamo visto qual è stata la risposta.

Oltre i grandi progetti. “Se l’amministrazione capitolina – ha detto sempre un Santoro scatenato – non dà risposte sulla manutenzione ordinaria delle strade, delle scuole e del verde. Sul contenimento degli insediamenti abusivi e della prostituzione. Allora i cittadini, le associazioni e le imprese non sentiranno mai che uscire dalla crisi è una sfida collettiva. E per ridare fiducia non basteranno le meritorie battaglie di civiltà come le trascrizioni dei matrimoni gay o i grandi progetti di riqualificazione urbana. Senza quel passo in avanti Roma non avrà né ora e né mai fiducia in se stessa”.

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