Jobs act: il Governo chiede la fiducia, è bagarre

Dopo la protesta M5S e la sospensione della seduta, i lavori al Senato sono ripresi: il ministro Boschi ha chiesto il voto di fiducia sul Jobs Act.

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso
Il Presidente del Senato, Pietro Grasso
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8 Ottobre 2014 - 16.13


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E’ ripresa la seduta dell’Aula del Senato sul Jobs act, sospesa per la protesta del M5s, ma subito è stata aggiornata alle 16. “Visti gli orari, gli interventi di fine seduta li faremo dopo”, ha spiegato Roberto Calderoli presiedendo i lavori.

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Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha chiesto il voto di fiducia sul Jobs Act che arriverà in serata: la minoranza del Pd dice ‘si.

Poletti: “Sarà previsto il reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari particolarmente gravi; dissensi su art.18 non ci fermano. Documento dalla minoranza Pd: fatti passi avanti, ma non basta”, commenta, mentre Cuperlo ammette: “La fiiducia è un errore. Non rifarlo alla Camera”.

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Urla, proteste e un lungo applauso ironico si sono levati dai banchi del M5S in Aula del Senato nel momento in cui il ministro Boschi, ha annunciato la fiducia sul Jobs Act. “Fuori”, “a casa” hanno gridato i senatori 5S prima che la seduta fosse sospesa per la riunione dei capigruppo.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha convocato la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per “decidere l’organizzazione dei lavori” subito dopo che il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha posto la questione di fiducia sul Jobs Act.

Una mattinata convulsa Grasso, a causa delle proteste del M5S, aveva sospeso la seduta dell’Aula del Senato durante l’intervento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti sul Jobs act. Sospeso da parte del presidente Grasso il capogruppo M5S Vito Petrocelli.

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I senatori M5S, incluso il capogruppo Vito Petrocelli espulso dal presidente Grasso stamani, sono usciti dall’Aula del Senato in quanto alle 16 inizierà una nuova seduta. E, secondo quanto si apprende, il provvedimento di espulsione decade. “Ritengo di poter rientrare”, spiega Petrocelli.

“Possono contestarci ma la verità vera è che questo paese lo cambiamo”, ha detto il premier Matteo Renzi ad Assago (Milano) rispondendo ad una domanda sulle contestazioni al ministro Poletti al Senato. ‘Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l’obiettivo”.


Bagarre in aula: il M5s contesta Poletti.
Urla e proteste da parte del M5s mentre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti interviene in Aula sul jobs Act. “Andate a casa” è stato gridato dai senatori pentastellati contro il ministro che è stato più volte interrotto. Tra i più accesi il capogruppo Vito Petrocelli, richiamato due volte dal presidente Pietro Grasso e Paola Taverna. Anche i senatori della Lega si sono alzati in piedi, durante la protesta in aula del M5s. La seduta è stata interrotta ed il presidente del Senato ha sospeso il capogruppo del movimento Vito Petrocelli.

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Renzi: possono contestarci, ma noi cambiamo il Paese. In merito alla contestazione in aula, il premier Matteo Renzi da Assago (Milano) ha dichiarato: “Possono contestarci ma la verità vera è che questo paese lo cambiamo”. Il premier ha poi aggiunto: “Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l’obiettivo”.

Il governo si è riservato la possibilità di modificare l’articolo 18 più avanti, rimandando la discussione a quando saranno scritti i decreti delegati del Jobs Act. Nel maxi-emendamento non c’è riferimento alcuno alla possibilità di reintegrare il lavoratore nei casi di licenziamento illegittimo discriminatorio e pure in gravissimi e selezionati casi di licenziamento disciplinare, come invece approvato nell’ordine del giorno dalladirezione Pd la scorsa settimana.

Il premier Matteo Renzi, nonostante i malumori all’interno del Pd, pensa di incassare la fiducia da parte della maggioranza e ieri, dopo l’incontro con i sindacati, ha detto di essere fiducioso: «Non temo agguati» da parte del Pd e «ove ci fossero li affronteremo» , ha sottolineato il premier-segretario. Escludendo le parole di Pippo Civati, che ha fatto sapere che alcuni senatori non parteciperanno al voto, il primo ministro ha incassato l’ok da parte dell’ex segretario Pier Luigi Bersani che, pur ritenendo la fiducia una «forzatura», ha sostenuto che comunque serve «responsabilità e lealtà».

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Renzi dunque punta a parlare stasera, dal podio della conferenza di Milano sul lavoro insieme ai leader di Germania e Francia, Merkel e Hollande, con la fiducia da parte di Palazzo Madama.

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