Bersaniani a Renzi: patto col Cav? Cade Letta

Sale la tensione nella maggioranza, con Ncd, Scelta Civica e Popolari d'Italia che chiedono un vertice immediate: Renzi con Berlusconi? Addio governo.

Bersaniani a Renzi: patto col Cav? Cade Letta
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17 Gennaio 2014 - 21.06


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Cresce la temperatura all’interno della maggioranza. Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e i Popolari per l’Italia chiedono un vertice immediato ‘per evitare – dicono – che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al Pd, provochi una crisi al buio’. Dopo un incontro, descritto come molto difficile, con Renzi e il premier, il leader di Ncd Alfano è salito stamattina al Quirinale per un colloquio con Napolitano. Intanto, la Lega apre all’incontro con Renzi sulla riforma elettorale, mentre M5S lo esclude. Il leader Dem per ora ha visto il ministro Lupi. Ma è sul rapporto con Berlusconi che si focalizza l’attenzione.

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Nel Pd Civati predica ‘sobrietà’ e Rossi suggerisce prudenza. Russo commenta: ‘Se Renzi si accorda con il Cavaliere è inutile il patto di coalizione’. Nel merito della riforme, Cuperlo spinge per i due turni e insiste per un reincarico a Letta. D’Alimonte indica la strada per un sistema spagnolo ‘made in Italy’.

Ncd, Scelta Civica e i Popolari per l’Italia chiedono la convocazione immediata di un vertice di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al Pd, provochi una crisi al buio. Lo si legge in una nota congiunta.

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Un passaggio così delicato come la riforma elettorale e la comune volontà di superare il bicameralismo paritario, che rallenta in maniera ormai inaccettabile l’efficacia dell’azione legislativa e di Governo, richiedono un’ampia intesa tra le forze di maggioranza il cui rapporto non può essere ritenuto essenziale solo per le difficili, quotidiane, a volte impopolari attività di governo. Il doveroso confronto in Parlamento con tutte le forze politiche sulla riforma della legge elettorale e della Costituzione non può infatti far venir meno la necessità di un preliminare accordo delle forze di maggioranza che si sono costituite proprio per guidare il Paese in una fase difficile di transizione attraverso le riforme necessarie.

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