Napolitano al Papa: da noi un clima avvelenato

Il Capo dello Stato ha approfittato della visita del Santo Padre per ribadire che l'Italia vive una faticosa quotidianità. Liberarsi dalla piaga della corruzione.

Napolitano al Papa: da noi un clima avvelenato
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14 Novembre 2013 - 16.26


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“In Italia siamo immersi in una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non fa sconti all’Italia parlando con papa Francesco nella sua prima visita ufficiale al Quirinale.

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Quello di oggi, in realtà, è stato il terzo incontro fra i due Capi di Stato: il primo era avvenuto il 19 marzo, giorno di inizio del pontificato, il secondo l’8 giugno scorso quando Napolitano si è recato in visita in Vaticano.

“Esposta com’è non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi”, ha aggiunto il Capo dello Stato, “la politica ha bisogno di recuperare rispetto e partecipazione “liberandosi dalla piaga della corruzione e dai meschini particolarismi”. Una critica forte a un sistema politico lontano dalla cultura del dialogo, che si affianca al ricordo delle “sfide che investono l’intera comunità internazionale: innanzitutto quella di ristabilire e preservare la pace in Medio Oriente e nel Mediterraneo”.

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Il messaggio del Papa al Colle – Proprio il Mediterraneo è uno dei primi temi affrontati da entrambi nell’incontro di oggi. Il Santo Padre ha ricordato con commozione la sua visita a Lampedusa, dove ha “incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre e della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate” e ha visto “l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”.

Il Pontefice ha voluto poi affrontare il tema della famiglia, che si trova “al centro delle speranze e delle difficoltà sociali”. “Con rinnovata convinzione – ha ricordato – la Chiesa continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni”, per il sostegno a quello “che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili”.

E non potevano mancare le tematiche economiche. Di fronte alla crisi economica che “tra gli effetti più dolorosi ha quello di un’insufficiente disponibilità di lavoro”, ha poi affermato il Pontefice, “è necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”. Per lo Stato italiano e la Chiesa, del resto, tante sono le questioni di fronte alle quali le “preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti”.

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Ai dipendenti del Quirinale: “Attenti ai più deboli”
– Nel salutare i dipendenti del Quirinale, il Pontefice ha affermato: “Vi auguro di avere sempre uno spirito di accoglienza e di comprensione verso tutti. C’è tanto bisogno di persone che si impegnano con professionalità e anche con un senso spiccato di umanità e di comprensione, con una attenzione solidale specialmente verso i più deboli”.

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