Non ho bisogno di andare in giro per capire quali sono i problemi. Lo scoramento dei sardi è mitigato solo dalla loro dignità. La crisi è enorme e globale ma qui è amplificata da cinque anni di politiche disastrose. Penso che il lavoro sia la chiave per risolvere la crisi e lì voglio scommettere.
Giovane ed esperto di politiche europee, la tua candidatura porta una ventata di novità in queste primarie, quali sarebbero le tue prime azioni di governo in caso di vittoria, sia delle primarie che delle elezioni?Entro sei mesi, il consiglio regionale deve approvare la riduzione delle indennità. Deve portarle ad un livello più equo. Uno stipendio dirigenziale e dignitoso ma niente di più. Le spese forfetarie non saranno più tollerate, i collaboratori dei consiglieri assunti direttamente dalla regione con contratto fiduciario. Non ci saranno indennità di carica o gettoni di presenza. Queste sono cose normali in Europa, dove io lavoro, e dovrebbero essere normali anche in Italia.
Ci tengo perché la crisi è lunga come mai in passato e chi si assume la guida deve dare l’esempio. Senza demagogia ma da questa situazione si esce tutti insieme. Questa volta chi rimane indietro non si rialza più.
I primi provvedimenti della Giunta saranno per alleviare l’emergenza e creare lavoro. I fondi comunitari possono dare una mano ma cercheremo tutte le risorse disponibili e tutte le possibilità per creare condizioni competitive. Non guarderemo da una parte sola, lo sviluppo è un percorso comune e il lavoro ormai è il rapporto tra il lavoratore e la sua società di riferimento.
I fondi si spendono poco e male, eppure sono le risorse principali del bilancio regionale dedicati agli investimenti . Spenderli in modo efficiente significa creare lavoro e sviluppo. I progetti vanno seguiti e monitorati fino al compimento, quindi valutati per l’impatto. Troppe volte abbiamo scritto ottimi documenti di programma e poi realizzato cattedrali inutili. Ogni progetto deve essere funzionale ad un piano comune ed il piano deve creare lavoro. L’autorità di gestione dei fondi deve riuscire a orientare tutta la spesa e non subire l’inerzia degli assessorati. Serve una cabina di regia dei fondi.
Attenzione il negoziato per il futuro non è ancora concluso e invece qui non se ne parla. La Sardegna sarà penalizzata senza motivo. Bisogna aprire subito una vertenza e non aspettare le scadenze elettorali.
I giovani devono girare il mondo e tornare a vivere in Sardegna. Devono formarsi, studiare, conoscere. Invece la realtà è di dispersione scolastica e di abbandono degli studi. La sfida si vince con la conoscenza e con la formazione perché sul lavoro dequalificato non riusciremo mai ad avere condizioni competitive.
Cosa ha fatto il governo di centro destra in questi anni che va immediatamente cambiato e cosa invece consideri buono?Non mi viene in mente niente di positivo, hanno operato in un contesto difficile ma questo non giustifica l’inattività di tante politiche.
Le prime azioni erano orientate solamente alla rimozione del progetto di sviluppo della giunta Soru, il migliore mai proposto in Sardegna. Avevano un’idea alternativa della Sardegna ma ancora non la conosciamo. Il Presidente Cappellacci disse che avrebbe creato lavoro ma la realtà è che l’ha distrutto come non mai. Promise un voucher di 25.000 euro per ogni posto di lavoro ma nessuno l’ha mai visto.
In certi settori la politica dell’inattività è stata devastante. La crisi del settore agricolo è figlia di provvedimenti mai presi, di assessori silurati per motivi politici, di proclami senza seguito. La Sardegna è invasa dalle fiamme e il bestiame sta morendo di virus e pesti. Cosa dobbiamo ancora aspettare per agire immediatamente? I fondi del piano di sviluppo rurale potrebbero essere anticipati dalle banche e scontati dalla SFIRS anziché essere pagati con anni di ritardo.
Il turismo soffre di slogan presi a prestito e politiche dei trasporti fallimentari.
Il confronto con lo Stato non è mai fra pari ma sempre legato alle convenienze politiche.
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