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Ddl sul conflitto di interesse, il Pd che fa?

La legge sul conflitto di interesse mette i democratici davanti a un bivio: far concludere il berlusconismo ... oppure...[Giovanna Casagrande]

Ddl sul conflitto di interesse, il Pd che fa?

redazione

14 Luglio 2013 - 15.42


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di Giovanna Casagrande

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Pensavo che c’è un problema di conflitti di interesse che la legge del ’57 non intercetta perché riguarda un’Italia di mezzo secolo fa, e che questi conflitti che vanno intercettati e risolti nell’Italia del 2013” con queste parole Massimo Mucchetti, senatore del PD e proponente insieme a Luigi Zanda del ddl sulla modifica della legge 361 del 1957, spiega la necessità che a fronte di un conflitto d’interessi degli eletti ciò non determini l’immediata decadenza dal mandato parlamentare, ma una situazione di incompatibilità.

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Di questo disegno di legge non ancora assegnato per la discussione in Senato si parla da giorni, Pdl e Pd appaiono incuranti e lontani dai cittadini che assistono per l’ennesima volta a una bega che non riesce ad allontanare il sospetto della solita legge ad personam che da quasi venti anni scandisce la vita politica italiana.

Le notizie arrivano e sono di parte, se Lucio Malan rispolvera una frase del secolo scorso e definisce il ddl alla stregua di un “esproprio proletario”, Beppe Grillo dichiara che “Pdmenoelle con B. è più fedele dei cani”.
Il testo del ddl sottoscritto da 25 senatori del Pd (Claudio Martini, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Franco Mirabelli, Maurizio Migliavacca, Salvatore Tomaselli, Giorgio Tonini, Walter Tocci, Paolo Guerrieri Paleotti, Mauro Del Barba, Stefano Collina, Rosa Maria Di Giorgi, Paolo Corsini, Magda Angela Zanoni, Doris Lo Moro, Mario Tronti, Luciano Pizzetti, Mauro Maria Marino, Nerina Dirindin, Emma Fattorini, Giorgio Pagliari, Rita Ghedini) arriva in un momento di forti divisioni interne sulla ineleggibilità.
Occorrerebbe fare un riassunto delle posizioni del PD partendo dalle dichiarazioni dello stesso senatore Luigi Zanda che il 16 marzo di quest’anno dichiarò “secondo la legge il Cavaliere, in quanto concessionario, non può essere eletto”, nel corso dei mesi successivi alla formazione del governo delle larghe intese i toni si sono ammorbiditi.

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Il neo segretario del PD Guglielmo Epifani, il 26 maggio, durante la trasmissione In mezz’ora dichiarò che sull’eventuale ineleggibilità di Berlusconi si fa riferimento alla normativa del 1957, la legge 361 e che riguarda i rappresentanti legali di aziende che hanno concessioni pubbliche, non essendo Berlusconi il rappresentante legale non si tratterebbe di ineleggibilità.

Epifani nella trasmissione domenicale dichiara che esiste altresì la necessità di una nuova legge sul conflitto d’interessi che risponda alla situazione attuale, in sintesi “gli avversari politici si battono politicamente”diventa da allora la nuova parola d’ordine dei democratici.
Il ddl Zanda-Mucchetti è perfettamente in linea con le dichiarazioni di Anna Finocchiaro che, ai primi di luglio sostenne che ”con le norme del 1957 non si può dichiarare l’ineleggibilità di Berlusconi” .

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Il disegno di legge consta di quattro articoli che, qualora approvati, risolveranno il conflitto d’interessi di Berlusconi, ma assicureranno in futuro la rimozione di una eventuale situazione di incompatibilità, per cui chiunque intenda candidarsi dovrà essere consapevole del fatto che un candidato dovrà optare fra l’elezione e la rimozione della fonte di incompatibilità.
In poche parole dall’approvazione del ddl in poi chi vorrà candidarsi, una volta eletto, si troverà a scegliere fra la vendita, entro un anno, della azienda di cui si è azionisti o proprietari, vendita che non potrà avvenire a beneficio di parenti stretti né di amministratori delle aziende stesse, e il mandato elettorale.

Il provvedimento, tra l’altro, contiene una norma transitoria per cui la legge avrà effetto all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e di conseguenza potrà essere applicato già dalla legislatura in corso.
Appaiono inutili i tentativi di tacitare i dubbi che evidentemente serpeggiano fra gli elettori del PD e i cittadini italiani che, ancora una volta, vedono ancora in primo piano l’annosa questione del conflitto di interessi di Berlusconi, che condiziona pesantemente anche i primi mesi di un governo che, nato per risolvere le urgenze del Paese, risente pesantemente del peso dell’alleato PDL che porta in agenda la priorità Cavaliere.
La discussione in atto divide, come sempre, le due parti politiche che, nonostante il sostegno comune al governo Letta, appaiono divise su parecchi punti, il discrimine però è la salvezza di Silvio Berlusconi e, nonostante le dichiarazioni infuocate del Quirinale, appare in tutta la sua chiarezza il tentativo di risolvere una anomalia tutta italiana, cioè
la mancata soluzione di una situazione che non avrebbe avuto luogo in nessun altro Paese democratico.
Tra l’altro, se come dice Epifani, la legge sull’ineleggibilitá è stata presentata il mese scorso per dotare l’Italia di una legge piú moderna, come dichiarato oggi alla Conferenza delle donne democratiche dal segretario PD,qual è la necessità di discuterla a ridosso del processo Mediaset?
Questa è la domanda che si fanno soprattutto gli elettori del centrosinistra, chiedendosi come mai, dopo una campagna elettorale con toni aspri in cui lo slogan era “smacchiare il giaguaro”, dopo aver ingoiato il rospo di un governo anomalo, si possa fingere di far passare questo provvedimento come necessario e si possa abbassare la guardia su un eventuale”grazia” politica a Berlusconi.
Sappiamo tutti che, incurante dei processi, il cavaliere ha sempre goduto dell’incapacità della politica italiana, che non potendo o non volendo provvedere a una regolamentazione sul conflitto di interessi, ha preferito uno scontro fra istituzioni lasciando alla Magistatura il compito di fermare l’ex premier.

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La lettura delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957 n 361 potrebbe spiegare come già nel secolo scorso si sia disciplinato in materia di ineleggibilità, ma come sempre la mancata applicazione delle norme ha consentito l’evoluzione di una situazione che ci vede bloccati nella discussione sulla liceità di delegittimare chi è stato eletto dal 30% di italiani, dimenticando che un altro 30% di italiani non ha votato né per il PD né per il PDL, non è rappresentato nel governo attuale e assiste, impotente, a una situazione che appare disastrosa, molto lontana dall’urgenza di un voto anticipato che avrebbe dovuto decretare la fine del berlusconismo, l’inizio della risalita economica dell’Italia e che oggi invece ci vede tripla B a due gradini dal livello Trash.
“…All’Italia serve una legge di carattere europeo, su un conflitto di interessi moderno…” dichiara ancora Guglielmo Epifani, temo che nessuno Stato europeo moderno possa tollerare un conflitto di interessi di questo spessore, mi chiedo la data in cui il provvedimento sarà discusso, mi chiedo anche se invece agiremo all’italiana, in modo poco europeo, e andremo avanti aspettando la sentenza di fine luglio, sperando, qualora si esprima una sentenza di condanna, che il Quirinale si faccia carico, smentendo tutti gli analfabeti dell’ultima ora, di non rilasciare nessun salvacondotto a Silvio Berlusconi.

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