Marino: Roma sia la guida morale del Paese

Il nuovo sindaco parla dopo la vittoria: spero che un giorno possiate diventare orgogliosi di me. Marino vince con il 63,93 delle preferenze.

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10 Giugno 2013 - 21.19


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Applausi e tanti “daje”: così al Tempio di Adriano i supporter di Ignazio Marino hanno salutato il nuovo sindaco di Roma che parla davanti al suo comitato: “È una giornata in cui in molte città d’Italia il centrosinistra ha raggiunto risultati straordinari, ma questa è la capitale e da qui riconquistiamo il ruolo di guida morale del nostro Paese. Doobbiamo coinvolgere tutte quelle persone non ancora convinte, perché la politica è un servizio per la comunità e per la città”.

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“Sono emozionato – ha detto – perché mi rendo conto della responsabilità che la città mi consegna. Graize alle persone che hanno creduto nella mia candidatura. Quando ero indeciso in 48 ore i militanti hanno raccolto 6000 firme in mio favore”.

“Il partito – ha aggiunto il neo sindaco – non è stato lontano, le persone le ho viste lavorare anche 36 ore consecutive. Lavoro straordinario per far rinascere Roma: sono orgoglioso di loro. Spero che nei prossimi anni Roma possa essere orgogliosa di me”.

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Però Marino avverte: “Si deve cambiare il metodo, si deve premiare il merito. La città in cui credo io non si dimentica neanche un solo istante di chi è rimasto un passo indietro. È un valore culturale del centrosinistra che in questa città vince. Il valore è la solidarietà”.

E ha aggiunto: “Dobbaimo far sentire a tutti che ognuno di noi è cittadino di Roma e può partecipare alla rinascita di questa città. Lo faremo a partire dai problemi più ordinari che sono ormai diventati straordinari, il traffico, la raccolta dei rifiuti, la mancanza del lavoro, la mancanza della case. Dobbiamo anche rilanciare quello che fa di Roma una città unica nel mondo, la cultura, la storia. Non dobbiamo solo possderlo ma valorizzarlo”.

“Dobbiamo confrontarci sui temi, sulle soluzioni per la nostra città. Me lo aspetto anche dal sindaco uscente. Questa sera non vado al Campidoglio, perché è il palazzo che rappresenta la Capitale del nostro Paese, ha una sua sacralità e i cambi di consegne devono avvenire con una certa sacralità”, ha sottolineato.

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