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Le scuse che Letta deve agli operai di Terni

Un premier di centrosinistra deve far sentire la vicinanza ai lavoratori. La polizia oggi ha usato i manganelli in una città baluardo della democrazia. [Fabio Luppino]

Le scuse che Letta deve agli operai di Terni

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5 Giugno 2013 - 18.51


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di Fabio Luppino

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Il presidente del Consiglio non può tacere su quello che è successo a Terni stamattina. Al di là della coalizione che rappresenta Enrico Letta sarebbe espressione di una forza politica di sinistra, che sta con gli operai, ne ascolta le istanze, li difende, il Pd. Vedere quattrocento operai in allarme per il loro futuro manganellati dalla polizia è sconcertante in qualsiasi momento politico, di più oggi che il premier non è Berlusconi, ma Enrico Letta.

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La Confindustria si sta spazientendo con il governo e ha moltissime ragioni. Alle parole non seguono fatti. La gente continua a perdere lavoro, le fabbriche chiudono, falliscono. Non si mandano a Terni agenti pronti a picchiare. La responsabilità politica non è solo del ministro Alfano (che stasera ha telefonato al sindaco della città), titolare degli Interni, del resto il suo partito aveva il Viminale nei giorni terribili del G8 di Genova, 2001. Il premier è responsabile di tutti. Al di là delle responsabilità locali, del perché e del cosa ha scatenato la furia dei manganelli, il presidente del Consiglio, pd, doveva esprimere la sua vicinanza agli operai per la grave situazione in cui rischiano di andare a finire, con la ex ThyssenKrupp dal futuro sempre più incerto.

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La perfezione formale è un difetto, le larghe intese non obbligano nessuno al fair play, non esiste, la politica a centrosinistra ha dei doveri di vicinanza verso i lavoratori. Nessuno vincola i ministri a reazioni al plexiglas, così come i dirigenti dei partiti, come Epifani, oggi alla guida del Pd ieri segretario della Cgil che le parole le ha trovate.

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Questo è un Paese di democrazia matura. Di questi tempi i lavoratori che protestano vengono picchiati dove le nostre imprese hanno delocalizzato, in Indonesia, in Cina. E’ intollerabile qui, si tratta di uno dei tanti mai più che dovrebbe pronunciare una democrazia consolidata. Soprattutto in un momento in cui la gente soffre ogni giorno di più per mancanza di lavoro di cui la politica si occupa solo con le liturgie. Operai sono stati picchiati alla fine dello scorso anno davanti alla sede dell’Ikea, operai sono stati picchiati oggi in una città Croce di guerra al valor militare, da sempre baluardo della democrazia, oggetto di oltre cento bombardamenti da parte degli Alleati durante la loro campagna di guerra in Italia. Non ci si può permettere di perdere la calma oggi, proprio non si può. Stiamo ancora aspettando spiegazioni plausibili all’allarme lanciato nel novembre scorso dall’allora titolare del Viminale, il ministro Cancellieri, all’indomani di una manifestazione studentesca a Roma con relativo pestaggio e lacrimogeno partito non si sa bene da dove, su una situazione di grave turbativa dell’ordine pubblico, su oscure forze in azione nell’ombra. La democrazia si tutela con la fermezza e con la capacità di discernimento, non usando i manganelli sugli operai di Terni.

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