Sui manifesti divampa il punto esclamativo

Politici in posa da prima comunione e con slogan banali e i romani, un po' ingenuotti, si domandano chi glielo faccia fare. [Giancarlo Governi]

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17 Maggio 2013 - 17.43


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di Giancarlo Governi

A Roma siamo in piena campagna elettorale per l’elezione del Sindaco e del consiglio comunale.

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Lo dico per gli amici che abitano altrove. A questo bisogna aggiungere l’elezione dei minisindaci e dei mini consiglieri municipali (Roma è divisa in 15 municipi, prima erano venti ma quest’anno sono stati ridotti).

Il dibattito politico langue, pochissime sono le iniziative che coinvolgano la cittadinanza, ma che siamo in campagna elettorale ce ne accorgiamo dai manifesti che pubblicizzano gli aspiranti consiglieri, dai quali si evincono alcune cose.
Innanzi tutto che per aspirare a fare il consigliere comunale devi essere brutto o brutta, devi esserti rivolto ad un fotografo delle prime comunioni o addirittura farti fotografare con il telefonino.

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Poi non devi avere nessuna idea politica ma soltanto slogan banali buoni per tutti, tipo: “ora basta”, “è il momento di cambiare”, “non ideologie ma idee e progetti”, “è il momento” e via banalizzando. Con una sola avvertenza: tutto deve essere seguito rigorosamente dal punto esclamativo.

Come avviene ad ogni elezione il cittadino normale e anche un po’ ingenuotto si domanda: perché uno dovrebbe spendere tutti questi soldi per farsi eleggere consigliere municipale, una carica da cui avrai soltanto rogne e magrissimi rimborsi spese? A pensarci bene una ragione ci sarà, una ragione che però sfugge a noi cittadini normali e anche un po’ ingenuotti.

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