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Cancellieri, Delrio, Patroni Griffi: attenti a quei tre

Un prefetto alla giustizia, il renziano Delrio che affida la riscossione a un condannato per corruzione, il ministro che comprò casa a prezzi stracciati...[Cinzia Gubbini]

Cancellieri, Delrio, Patroni Griffi: attenti a quei tre

Desk

28 Aprile 2013 - 14.14


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di Cinzia Gubbini

Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha lavorato bene, anzi benissimo, probabilmente oltre le aspettative del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: quest’ultimo pensava che, dopo la spallata data dagli italiani alle elezioni – regalando il 26% ai Cinque Stelle di Grillo – si potesse giungere a un compromesso precario tra Pd e Pdl, necessario solo ad approvare alcune riforme, tra cui quella elettorale.

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L’amico di suo figlio – Enrico Letta è infatti un compagno di vecchia data di Giulio Napolitano, lavorano anche insieme alla Associazione Arel, fondata dal “padre putativo” del nuovo premier, Nino Andreatta: Letta è il segretario generale, Napolitano junior anima il comitato scientifico – ha dimostrato al vecchio “comunista” come la Democrazia Cristiana 2.0 possa essere profondamente capace di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa: basta scegliere i nomi giusti (ovvero poco in vista) spolverare il tutto con qualche personalità di alto livello, e soprattutto non puntare troppo i riflettori su alcune biografie. Dietro: accordi, promesse e una linea generale sposata a pieno titolo dal Pdl e da una parte del Pd. L’Italia non può permettersi di dire no all’Europa, e occorre continuare sulla linea della austerity e del pareggio di bilancio, per quanto il nuovo ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni – una vita in Bankitalia e sponsorizzato da Mario Draghi – sia considerato un “keynesiano”, dunque più orientato a favorire la crescita anche con un intervento pubblico in economia.

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Ma non c’è dubbio: la Bce vigila. Abbiamo già un pezzo di “troika” nel governo”. Ed è così che al giovane Letta è riuscito il miracolo di mettere su un esecutivo che non rispecchia neanche un poco il voto degli italiani di febbraio. Il popolo italiano aveva chiesto cambiamento e rinnovamento. E soprattutto a gran voce, votando Pd-Sel-Movimento Cinque Stelle, e anche in parte astenendosi in massa, aveva detto no a Berlusconi e al Pdl. Anche il professore Mario Monti era stato bastonato con la sua Scelta Civica. Invece ci ritroviamo con un governo che è espressione del peggior inciucio tra Pd e Pdl e che continua serenamente sulla strada di Monti.

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Ma non solo. Perché l’operazione di Letta contiene alcune anomalie che saltano agli occhi: eccole.

Un prefetto alla giustizia: E’ la prima volta nella storia repubblicana: un prefetto, massima espressione del potere esecutivo (il governo) viene messa a a capo di un altro potere, quello giudiziario. L’equilibrio dei poteri viene così gravemente compromesso. Un elemento che avrebbe dovuto far riflettere il giovane Enrico e il campione delle istituzioni Giorgio Napolitano. D’altronde non si fa tutto questo per salvare il paese dalle spinte distruttive? Oppure basta il “nome giusto”, non inviso a Berlusconi, e si chiude il cerchio?

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Delrio, i renziani, e Romeo: E’ praticamente certo che uno degli elementi di intervento del governissimo sarà Equitalia. A quanto pare Berlusconi non ha intenzione di tradire le promesse fatte al suo elettorato (mica è scemo, lui) e nonostante gli ultimi interventi legislativi del governo Monti abbiano messo al sicuro dai pignoramenti pensioni e conti correnti troppo poveri, Berlusconi vuole di più. E come mai? Non basta che l’Agenzia Equitalia operi con criteri più giusti e onesti? Eh no, volete mettere l’affarone che si nasconde dietro la riscossione dei tributi? E’ una prateria. E possiamo essere sicuri che, in questo campo, ne vedremo delle belle. E a questo proposito colpisce l’elezione a ministro per gli Affari regionali di Graziano Delrio, ex presidente dell’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani. Apparentemente l’uomo giusto al posto giusto, anche perché il bel Graziano si è speso personalmente moltissimo durante il governo Monti per denunciare in piazza e nel Palazzo i guasti del pareggio di bilancio, del fiscal compact e i problemi derivati dal prosciugamento delle casse degli enti locali. Quindi: apparentemente c’è solo da sperare bene. Delrio dovrebbe essere una garanzia per Comuni e Regioni (sullo scottante tema dell’abolizione delle Province, Delrio ha sempre consigliato di sostituirle con le “assemblee dei sindaci”, facendo infuriare, tra gli altri, i Cinque Stelle che la considerano una furbata per mettere in mano ai sindaci i piani regolatori). Tra le innovazioni apportate da Delrio all’Anci c’è proprio quella della riscossione dei tributi, guarda un po’. Il “miracolo” di Delrio si è appena compiuto. Forse è anche questo che gli è valso un ministero, senza dimenticare, però, che Delrio è un renziano di ferro e dunque la sua nomina è stata sponsorizzata dall’ala del Pd che ha contribuito ad affondare sia Marini che Prodi a presidente della Repubblica. Dal 13 aprile, infatti, i Comuni italiani hanno una nuova gestione nella riscossione dei contirbuti: non più Equitalia. “Sono stati loro a volere una legge persvincolarsi dagli enti locali, di certo io penso che bisognerebbe trovare un soggetto che chieda meno aggi, che offra un buon servizio a un basso prezzo”, ha sempre detto Delrio. Equitalia, per la verità, si era molto arrabbiata. Comunque: chi ha vinto il bando dell’Anci? Sorpresa: la Romeo Gestioni. Ovvero? E’ la società dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, condannato poco tempo fa a tre anni per corruzione in appello. Romeo è un imprenditore che da sempre “batte la strada” di tutti i sindaci italiani. Solo che, secondo la magistratura, è un “corruttore capace di manovrare attraverso prebende e utilità gli assessori più compiacenti in cambio di appalti truccati”. Però, generoso. Ha aperto il portafogli con tutti. Anche con Matteo Renzi: donando alla sua fondazione Big Bang 60 mila euro.

Patroni Griffi, la casta al potere: Gli italiani votano in massa i Cinque Stelle, stanchi della “casta”, dei privilegi e delle corruzioni? E Napolitano sponsorizza il suo amico Filippo Patroni Griffi, che il migliorista considera uomo di fiducia, tanto da volerlo anche nella compagine del governo Monti come ministro della Pubblica amministrazione. Ora sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ovvero consigliere stretto del premier Letta e del vicepremier Alfano. In pratica la “troika”: Pd-Pdl-Napolitano. Eppure Patroni Griffi è stato coinvolto in uno di quei brutti scandali che l’opinione pubblica non sopporta, proprio l’anno scorso. La sua casa con vista Colosseo, dove abita da 1986, fu acquistata nel 2008 per il prezzo-truffa di 177 mila euro. Un appartamento di quella stregua, in prima periferia, ne costa almeno 400 mila. Si tratta di un ennesimo scandalo cartolarizzazioni. Infatti in un primo momento quell’immobile (che i suoi abitanti definiscono “decadente”) di proprietà dell’Inps era stato escluso dalla cartolarizzazione. Ma gli inquilini fecero ricorso, per vederselo aggiudicare con uno sconto del 45%. il Consiglio di Stati gli diede ragione, nonostante l’opposizione del ministero del Tesoro. E che brutto vedere che Patroni Griffi era a capo di quella sezione del Consiglio di Stato. Subito dopo esserselo acchiappato a prezzo di comodo, visto che il vecchio immobile era accatastato come una “casa popolare”, gli inquilini fecero una bella ristrutturazione. E poi Patroni Griffi lo affittò. Pare che le locazioni in quella zona non vadano sotto i 3 mila euro al mese.

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