Il caso Gabanelli riguarda tutti

Una citazione da 25 milioni per la giornalista di Report. Succede a lei, ora. Ma sono quindici anni che la libertà di stampa è sotto pressione. [Miriam Vicinanza]

Il caso Gabanelli riguarda tutti
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2 Aprile 2013 - 15.45


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di Miriam Vicinanza

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Gabanelli, Formigli, Iacona: il giornalismo moderno in Italia sono loro: inchieste vere, scavo, crudezza, assenza di retorica. Un sicuro riferimento per chi oggi voglia ancora intraprendere questa professione, tra le più belle. Senza passione non si può fare, certo, e, soprattutto senza coraggio. Vale ancora di più dirlo nel giorno in cui si parla della citazione da 25 milioni di euro subita dall’ideatrice di Report. Sono comunicazioni che arrivano a casa. E se non hai sangue freddo, se non lo hai messo nel conto ti senti male.

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Prima di parlare devi esserti dotato di uno studio di avvocati e costano anche quelli. Ma è normale tutto questo? Il caso Gabanelli non è isolato. Per capire se viviamo o meno in un Paese civile, così come reclama la collega, dovremmo andare a consultare la montagna di citazioni per danni piovute negli uffici legali dei quotidiani negli ultimi quindici anni. Anche così si misura la libertà di stampa di un Paese. Non c’è da stare tanto bene. In media si tratta di richieste per decine di milioni di euro in media per testata, malcontati. Nel mirino la libertà di opinione, la libertà di espressione, il diritto-dovere di informare. Attenzione, poi. In moltissimi casi a chiedere soldi servendosi degli avvocati più di grido non sono le aziende, ma i politici. Immaginate come si possa sentire un giornalista onesto, indipendente, che non si è arricchito con il suo lavoro quando arriva a casa una citazione per danni di qualche milione di euro. Ti senti male, dopo poche ore ti chiama l’amministratore delegato del giornale (perché ci sono loro a tutelarti, ma possono anche decidere di non farlo), poco prima o poco dopo il tuo direttore. A chiederti, ma che hai scritto, a darti sostegno, certo. E, in ultimo, a consigliarti di stare più attento. Tu che pensi di aver messo in ginocchio il futuro della tua famiglia vorresti sparire, pur sapendo di stare nel giusto: non tutti hanno la possibilità di dirlo al mondo attraverso le telecamere, la televisione. I giornali di medio-piccola grandezza possono anche morire sotto i colpi delle citazioni per danni: sono soldi da mettere in ammortamento che non ci sono. Sia chiaro: non si vince in tribunale se si ha ragione, ma spesso solo se si hanno i migliori avvocati.

Ed ecco che quello che può avvenire, anche se non avviene perché i giornalisti hanno ancora nella maggioranza una scorza dura, che decidi di non occuparti più di questo o di quello, di scrivere cose innocue, di chiedere di passare ad altro servizio. Fino a rinunciare a te stesso, ai tuoi perché che poi sono o dovrebbero essere quelli dei tuoi lettori. I politici, le aziende sono gli stessi soggetti che fanno vivere i giornali, con le leggi o con la pubblicità. Una volta si andava sul penale, sulla diffamazione. Il processo durava meno ed era difficile dimostrarla e contrapporla al diritto di informare, alla libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Un processo civile può durare anni. Una spada di Damocle sulla tua vita di giornalista, su quella di tutti.

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