L'insostenibile leggerezza dei sondaggi elettorali

I sondaggi elettorali sono stati temporaneamente sospesi. Anche se in realtà vanno avanti e i risultati possono essere noti solo ai committenti.

L'insostenibile leggerezza dei sondaggi elettorali
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Pino Bruno Modifica articolo

10 Febbraio 2013 - 15.15


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Sulle pagine del sito del Governo dedicate ai sondaggi politico elettorali si legge che “L’attività del sito www.sondaggipoliticoelettorali.it è temporaneamente sospesa in applicazione dell’art. 8 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 e dell’art. 7 della delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 256/10/CSP del 9 dicembre 2010”. La quaresima è cominciata. I sondaggi vanno avanti, ma i risultati possono essere noti solo ai committenti. In fondo è solo questione di soldi. Chi paga può conoscere i risultati dei sondaggi fino all’ultimo momento, i cittadini invece no, perché a giornali, tv e web è vietata la diffusione. Siamo troppo fragili ed emotivi, dice la legge sulla par condicio, rilanciata dal Regolamento Agcom del 9 dicembre 2010, e i sondaggi potrebbero influenzare le nostre scelte.

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Ora, che la legge sulla par condicio sia stata approvata a suo tempo per tentare di arginare il conflitto di interessi è una cosa. Un’altra è tenere ancora in vita l’articolo 8 che proibisce la diffusione dei sondaggi. E’ roba anacronistica, inaccettabile. Non c’è nulla di analogo altrove, “se non in Russia, Grecia e nei Paesi dell’Europa dell’Est”, spiega al Sole 24 Ore Alberto Nardelli, cofondatore di Electionista, piattaforma con sede a Londra che segue politica e giornalisti di 100 Paesi su Twitter fornendo soprattutto sondaggi e aggiornamenti delle elezioni.

Teniamoci dunque l’articolo 8, come fossimo sudditi della Russia di Putin. E ingoiamo pure l’incredibile gaffe dell’Agcom, che prima ha autorizzato SWG a distribuire i sondaggi tramite l’applicazione a pagamento PoliticAPP (per Android e iOS) e poi ha fatto marcia indietro.

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Un bel pasticcio.

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In un’intervista a Simone Spetia di Radio24, il presidente di Agcom, Angelo Cardani, ha detto che SWG aveva interpellato il call center per l’autorizzazione e che il funzionario si era sbagliato. Poi Cardani ha fatto intendere che se l’applicazione fosse costata più dei dieci euro prefissati, forse sarebbe stata autorizzata. E quale sarebbe stato il prezzo giusto? 100, 200, 100 euro? Dunque, è soltanto questione di soldi? Lo so, non ci credete, ma ascoltate l’intervista (trasmessa domenica 9 febbraio). Non è ancora nel podcast di Radio24 ma la troverete certamente qui nelle prossime ore.

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Articolo 8 della legge sulla par condicio:

Art. 8 legge 22 febbraio 2000, n. 28

(Sondaggi politici ed elettorali)

1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Articolo 7 del Regolamento Agcom 256/10/CSP del 9 dicembre 2010:

Divieto di pubblicazione o diffusione dei sondaggi politici ed elettorali

Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni e fino alla chiusura delle operazioni di voto è vietato rendere pubblici o comunque diffondere i risultati, anche parziali, di sondaggi sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati realizzati in un periodo antecedente a quello del divieto.

Se vuoi leggere l’articolo con tutti i link clicca qui.

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Twitter: @pinobruno

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