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Fiorito, Fellini e Trimalcione

L'ex capogruppo Pdl alla regione Lazio, 1 metro e 90 per 170 chili, oggi è diventato un bersaglio facile, anzi, facilissimo. [Piero Montanari]

Fiorito, Fellini e Trimalcione

Piero Montanari

22 Settembre 2012 - 14.09


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di Piero Montanari

Franco Fiorito, ex capoguppo del PdL al Consiglio Regionale del Lazio, nonché Membro Commissione Vigilanza sul pluralismo dell’informazione, oggi è nell’occhio del ciclone, ed indagato con l’accusa di peculato, per aver svuotato due conti correnti destinati a saldare i mandati di pagamento necessari al funzionamento del gruppo che presiedeva alla regione, e ai rimborsi delle spese sostenute dai 17 consiglieri Pdl “per garantire il rapporto tra elettore ed eletto”. Insomma, una roba da più di 7 milioni di euro di denari dei contribuenti.

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Con tutti questi soldi sembrerebbe aver condotto, negli ultimi tempi, una vita dispendiosissima all’insegna del “magna magna” e “bevi bevi” (ostriche e champagne, festini e vacanze di lusso per sè stesso e i suoi compari, come nella migliore tradizione degli italici “sola”), del “compra compra” (auto di lusso, tra cui un SUV da 80 mila euro e una Smart dove neanche riusciva ad entrare).

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1 metro e 90 per 170 chili, oggi è diventato un bersaglio facile, anzi, facilissimo: sfiderei chiunque di noi, anche chi non ha mai tirato con le armi, a mancarlo.

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Nativo dii Anagni (FR), luogo storico della provincia laziale, dove il 7 settembre 1303 Sciarra Colonna schiaffeggiò – pare solo moralmente – il pontefice Bonifacio VIII, quando gli viene chiesto del suo soprannome “er Batman” glissa, e risponde che in realtà il suo soprannome è un altro, citando la villa di Anagni in cui si trova: “Er Federale, quanno so’ quassù me sento proprio er Federale de Anagni”. Roba forte, da pelle d’oca.

Se fosse vivo il grande Federico Fellini, di sicuro l’avrebbe ingaggiato per una parte in uno dei suoi film dove i personaggi più truculenti sono di casa. Magari avrebbe potuto interpretare benissimo, vista la mole e la ganascia insaziabile (non solo verso il cibo), la parte di Trimalcione (o Trimalchione), il famoso personaggio del Satyricon di Petronio, che consuma la sua vita tra lussi e cene, triclini e vomiti per ricominciare a mangiare. Uno che però è stato schiavo, poi è diventato ricchissimo in modo non troppo pulito, che si è comprato la sua attuale condizione di liberto (cioè di schiavo liberato) e tiene nella sala da pranzo un orologio e un suonatore di tromba per ricordarsi di volta in volta quanto ha già consumato della sua vita. Meglio di Fiorito che schiavo nemmeno era e i soldi non gli sono serviti per comprarsi la libertà. Ma chissà in futuro?

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A proposito di romani (o burini della provincia), Seneca nel criticare la sregolatezza dei costumi dei suoi contemporanei attribuiva la crisi delle antiche doti morali alla loro frugalità ormai perduta, a quella “parsimonia veterum” che in effetti si riscontra nelle abitudini alimentari primitive, quando i latini si nutrivano soprattutto di Puls: (polenta di grano di farro): “Pulte, non pane, vixisse longo tempore Romanos manifestum”.

Capito Fiorito? Magnà tanto fa male, anzi, malissimo, al corpo, alla mente, allarga il giro-vita e accorcia di gran lunga quella vera, di vita.

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Ci auguriamo per la sua salute che al possibile regime carcerario che gli potrebbe essere comminato se risultasse penalmente colpevole, ne faccia seguito anche uno alimentare, che ci restituisca Fiorito depurato e rifiorito.

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