Rai: Schifani dell'obbedienza e la vergogna

Commissione di vigilanza Rai. Il senatore Pdl Paolo Amato dissente. Quagliariello e Gasparri: fuori dal partito. Il presidente del Senato obbedisce. Conflitto di interessi.

Rai: Schifani dell'obbedienza e la vergogna
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4 Luglio 2012 - 22.04


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La vicenda del senatore Pdl Paolo Amato, allontanato dal partito e sostituito in Commissione di vigilanza Rai sta innescando un terremoto istituzionale. Su richiesta di Gasparri e Quagliariello, il presidente del Senato Renato Schifani ha sostituito Amato con Viespoli in Commissione. Al volo “ricalcolo” delle presenze dei gruppi parlamentari in Commissione. Operazione talmente sfacciata da spingere il presidente della Camera Gianfranco Fini a chiedere chiarimenti al suo omologo al Senato. Fini non discute sulla correttezza formale della sostituzione del senatore Amato ma sulla tempistica della decisione di Schifani. Pdl schierato a difesa di Schifani ma i conti sono presto fatti.

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L’ormai defunta maggioranza Lega-Pdl si ritrova al banco della prossima -sperata- lottizzazione Rai cercando di avere, a tutti i costi, quattro consiglieri su sette. Con buona pace della “Nuova” Lega di Maroni che aveva giurato di abbandonare Roma. E con buona pace della terzietà della seconda carica dello Stato Renato Schifani. Quanto accaduto oggi è l’ultimo passaggio di una escalation iniziata in mattinata ed esplosa alla terza votazione per eleggere i sette del Cda Rai di competenza della Commissione di vigilanza salta per mancanza del numero legale decisa dal Pdl. A scatenare tutto il ripensamento del senatore Paolo Amato che annuncia il suo voto alla candidata Flavia Nardelli, indipendente. Risultato possibile: Pdl in minoranza nel CdA Rai.

Apriti o cielo. Quagliariello e Gasparri chiedono la sostituzione di Amato in Commissione di vigilanza Rai, la richiesta viene inoltrata al presidente Sergio Zavoli. Amato annuncia di non volersi dimettere dalla Commissione di vigilanza e di non aver mai dato le dimissioni nemmeno dal gruppo Pdl al Senato, come invece riportato in una nota di Gasparri e Quagliariello. Quanto alla Vigilanza “non mi dimetto e continuerò ad andarci fino a quando si riunirà”. A questo punto, intervento a gamba tesa del presidente del Senato Schifani, che in Commissione sostituisce Amato con il senatore Viespoli di Coesione Nazionale. Ricalcolo proporzionale dei 20 seggi in Commissione di vigilanza Rai spettanti ai Gruppi di Palazzo Madama, da cui risulta che il Gruppo del Pdl deve rinunciare a un componente. Guarda caso il dissidente.

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Pier Luigi Bersani è durissimo. “Quel che sta accadendo attorno al rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai ha dell’incredibile -afferma in una nota il segretario del Pd- Credo che a questo punto sia indispensabile e urgente che il presidente del Senato riferisca in Aula”. Quanto alla Rai, “questa invereconda commedia imbastita dal Pdl sulle sorti di una delle più importanti aziende pubbliche italiane deve finire. O domani si chiude in modo positivo questa vicenda o il governo deve finalmente prendere in mano la situazione e garantire una gestione straordinaria della Rai”. Pier Ferdinando Casini: “Se la Vigilanza Rai non assolve ai suoi doveri di nomina è giusto procedere al commissariamento della Rai per evitare una deriva fallimentare”.

Anna Finocchiaro: “La sostituzione è illegittima, una imbarazzante e inaccettabile presa di posizione del presidente Schifani piegata a favorire gli interessi di Berlusconi, piuttosto che il fisiologico funzionamento delle istituzioni”. Problemi anche in casa Pd. I parlamentari presenti erano 20 e a far mancare il numero legale è stato il radicale Marco Beltrandi eletto nelle liste del Pd. La scheda bianca stesso Beltrandi, tra l’altro, ieri aveva determinato lo stallo nella seconda votazione, con il pareggio tra il candidato del Pdl Antonio Pilati e la candidata outsider Flavia Piccoli Nardelli, quattro voti ciascuno.

Si arrabbia anche l’Usigrai: “Siamo oltre il ridicolo -dichiara il segretario Carlo Verna – Il pretesto trovato dai signori del conflitto di interesse per far saltare ancora una volta il voto in Commissione parlamentare di Vigilanza è indecente”. Per concludere, quesito chiave al presidente del Consiglio Monti: “Può accettare senza batter ciglio la rovina dell’azienda di Servizio Pubblico e la sua delegittimazione? Crediamo ci siano ormai le condizioni per modificare la Gasparri con un provvedimento d’urgenza: questione di fiducia su un testo o anche un decreto legge”.

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A Monti si rivolgono anche i solitamente prudenti dirigenti Rai. “Di fronte all’incapacità delle forze politiche di dare risposte immediate, i dirigenti della Rai fanno appello al governo, e in particolare al presidente sen. Monti, affinché individui la più rapida soluzione tecnica per fare uscire l’azienda dalla fase di stallo, avviandone il necessario rilancio”. Federazione della stampa: “O il Parlamento risolve subito, con trasparenza, lo scandalo della mancata elezione del nuovo Cda della Rai, bloccato dal partito degli espedienti e dal conflitto degli interessi, o il governo rompa ogni indugio e assicuri già entro domani una gestione straordinaria per l’azienda del servizio pubblico rispettosa della sua missione e del pluralismo culturale del Paese”. Articolo 21: “non c’è più solo una questione Rai, ma una vera e propria questione democratica e istituzionale”.

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